SEGNALATE I LUOGHI DEL CUORE E DELLA PANCIA

QUALE LUOGO AMATE E QUALE DETESTATE? COSA SUSCITA IN VOI? SEGNALATELO CON SCRITTI, FOTO, COMMENTI, FATELO IN MODO ANONIMO, CON UNO PSEUDONIMO O CON IL VOSTRO VERO NOME MA PARTECIPATE AL SONDAGGIO DI SALVIAMO IL SALVABILE!
GRAZIE A TUTTI

Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta Tutela patrimonio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tutela patrimonio. Mostra tutti i post

mercoledì 2 marzo 2016

Villino Lüthi a Montarina: il Cds bacchetta Lugano e revoca la licenza di costruzione

Tra ricorsi e controricorsi, si è protratta per oltre due anni la vertenza per il restauro di Villa Lüthi - bene protetto d'interesse cantonale nel quartiere di Montarina - e per l'edificazione sul mappale adiacente di una nuova costruzione. Ma lo scorso gennaio, il Consiglio di stato vi ha messo fine revocando la licenza accordata dal Municipio di Lugano nonostante la lunga serie di inosservanze e di carenze del progetto. La decisione del Comune - ha sentenziato - "ha violato il diritto, in quanto costitutiva di un eccesso negativo di potere". Il Governo ha inoltre bacchettato il Municipio che sosteneva l'inapplicabilità dell'ISOS "perché il PR di Lugano non lo ha ancora recepito": una sentenza che pesa come un macigno dopo la recente demolizione, sul piazzale di Besso, di edifici protetti dall'Inventario federale.  

immagine STAN

La decisione con la quale il Consiglio di stato ha accolto il ricorso della Società ticinese per l'arte e la natura - che ha pubblicato integralmente la sentenza- fa stato di una lunga lista di inadempienze rilevate nella domanda di costruzione:  dalla carenza di informazioni per il computo dell'area verde, al mancato rispetto delle distanze dal confine e tra gli edifici passando per la mancata attenzione alla tutela del giardino. In particolare, il progetto prevedeva la sostituzione delle piante esistenti (alberi d'alto fusto) nonostante il loro dissodamento sottostia all'obbligo di una richiesta di autorizzazione. Richiesta, tuttavia, che non era stata inoltrata.

Altra lacuna e non da poco: il progetto non rispettava il principio dell'inserimento armonioso nello spazio circostante, principio ancorato nella nuova Legge sullo sviluppo territoriale: "Nella misura in cui non ha applicato l'art. 109 cpv 2 Lst, il Comune non ha fatto uso della latitudine di giudizio né dell'apprezzamento conferitogli dalla predetta norma. La decisione del Municipio viola così il diritto, in quanto costitutiva di un eccesso negativo di potere".   

Dulcis in fondo: stando alla Commissione federale dei monumenti storici nella tutela di un bene protetto, il contesto è parte essenziale del monumento. E nel caso specifico, questo contesto è giustappunto tutelato dall'Inventario federale ISOS.  Ne consegue che nel perimetro di rispetto non sono ammessi interventi suscettibili di  compromettere la conservazione o la valorizzazione del bene protetto. Per il quartiere di  Montarina, l'Inventario federale ISOS impone "una conservazione integrale di tutti gli edifici, parti dell'impianto e degli spazi liberi: l'eliminazione di elementi perturbanti nonché il divieto di demolizione e di nuove edificazioni e l'attuazione di norme rigorose per i rifacimenti".  Più chiaro di così. Ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere.

Ortica

mercoledì 24 febbraio 2016

Mendrisio: graziata Villa Andreoli


Se Besso piange, Mendrisio ride.  Villa Andreoli a Mendrisio, uno degli ultimi esempi superstiti di architettura Liberty in Ticino, potrà continuare a fungere da testimonianza di un movimento che ebbe una breve diffusione anche nel nostro Cantone.
immagine tratta da L'Informatore
Due anni fa, la sua paventata demolizione aveva suscitato l'opposizione dei Verdi e della Società per l'Arte e la Natura che, in quell'occasione, aveva sottolineato come per l'ISOS l'edificio fosse meritevole del massimo obiettivo di salvaguardia. E se l'intervento congiunto di Verdi e STAN ha convinto il Consiglio di stato a preservare Villa Andreoli scongiurando la scomparsa di questa rara testimonianza del periodo Liberty in Ticino, lo storico edificio ora si prende la sua bella rivincita e sarà restaurato. Senza contare che Villa Andreoli ha una storia che ne fa parte integrante della memoria collettiva del magnifico borgo. Infatti, forse non tutti sanno che nel 1915 divenne la sede ufficiale della Croce Rossa di Mendrisio, come ho scoperto nell'articolo del  7 novembre 2014 apparso sull'Informatore.
Ortica

venerdì 5 febbraio 2016

Heiner Hodel, Villa Argentina e il degrado del verde urbano


"Per creare il futuro bisogna guardare al passato": a dirlo, guarda caso, non è un becero nostalgico passatista, bensì Heiner Rodel, architetto del paesaggio responsabile dell'elenco dei giardini storici ICOMOS-FSAP per il canton Ticino.  A Rodel, che lo scorso anno ha aderito al Comitato internazionale per il Parco letterario Hermann Hesse,  è stato commissionato un progetto per il recupero dell'integralità del parco storico della villa da parte del Comitato Parco di Villa Argentina, da anni in prima linea per la sua tutela. Ed è nel corso di una recente intervista a "Ticino Welcome" che il  presidente della sezione ticinese della Federazione svizzera degli architetti del paesaggio (FSAP)  ne ha ribadito l'importanza, poiché ai suoi occhi  è un insieme di notevole valore culturale: "Oltre alla testimonianza culturale della villa vi sono elementi del parco intimamente legati a questo edificio (...) tutti questi elementi sono importanti testimonianze di grande valore culturale, degne di essere restaurate e conservate. Nel parco di Villa Argentina convivono elementi caratteristici dei giardini sia all'italiana sia all'inglese, la cui moda fu tramandata durante tutta la seconda metà del XIX secolo".


dal blog ParcodiVillaArgentina
Il rispetto della storicità del luogo abbinato alla valorizzazione dei suoi contenuti culturali hanno dunque guidato Heiner Rodel: per l'architetto, infatti, "la formazione dell'architetto del paesaggio è votata al rispetto dei luoghi, della storia, delle tradizioni locali e dell'ambiente (...)" "nel rispetto totale del passato". Purtroppo, la forte urbanizzazione degli ultimi decenni, la speculazione edilizia e la conseguente penuria di superfici libere, rendono difficilmente attuabile la messa in pratica di quello che dovrebbe essere lo spirito della professione. Per Rodel sono necessarie strategie offensive che coinvolgano le autorità e i professionisti attivi nella pianificazione del paesaggio:  strategie volte alla rinascita di una cultura del verde urbano, alla rivalutazione del paesaggio degli spazi pubblici aperti e alla conservazione dei giardini storici, pubblici e privati. E qui l'affondo: il degrado del verde urbano si legge ovunque. "Le alberature dei viali hanno fatto spazio a nuove corsie di scorrimento", in ambito privato "giardini, siepe e alberature hanno fatto posto a parcheggi e garage. In un contesto così degradato, appare allora evidente un obbligo nei confronti delle generazioni future".  

Obbligo che passa da una vera e propria inversione di rotta alimentata da un profondo cambiamento culturale che coinvolga tutti in prima persona. Ma "lo scontro tra interessi culturali condivisi e opportunità economiche effimere impedisce la presa di adeguate decisioni dettate da questa nuova sensibilità". Eppure segnali inequivocabili giungono dalla popolazione, sempre più consapevole dell'importanza di salvaguardare quel poco di verde che ancora rimane: lo testimomia l'indignazione di fronte al recente taglio, a Lugano,  di 26 ippocastani sani lungo il fiume Cassarate. Indignazione che si è coagulata nel neocostituito "Libero movimento civile cittadini Nuova Lugano/stop taglio alberi". Pronto, di fronte all'albericidio in corso, a costituirsi parte civile per i danni "avvenuti e futuri". Tagli incomprensibili a fronte dell'auspicio di un professionista che si batte per la preservazione del verde pubblico di mantenere e rivalutare alberi e giardini ancora esistenti. D'altronde, annota Rodel, "se si vogliono creare nuovi parchi e giardini pubblici nel tessuto urbano del Cantone, bisogna partire dai parchi sopravvissuti delle vecchie ville. Il vero strumento per salvare queste oasi verdi ancora esistenti è costituito dai piani regolatori comunali e dalle schede del Piano Direttore Cantonale; ciò vuol dire che le autorità hanno il compito di pianificare e salvaguardare". Non aggiungo altro.


Ortica

venerdì 13 marzo 2015

Copertura di Palazzo Turconi e taglio dei cedri: do ut des?

Da Mendrisio sono giunte una buona e  una cattiva notizia. Entrambe datate - ce ne scusiamo - ma la cui importanza ci spinge a parlarne comunque. La prima è la ormai nota decisione del Municipio di negare all'Accademia di architettura la licenza edilizia per la copertura della corte interna dell'ex Ospedale Beata Vergine. Una decisione che mette fine ad una controversia che ha visto STAN e Accademia ai ferri corti duellare a suon di opposizioni e prese di posizione sui giornali. A nulla sono valsi i tentativi dell'Accademia di far prevalere i suoi interessi logistici -la necessità di ampliamento della biblioteca- su quelli pubblici sanciti per legge: preservare integralmente la sostanza dell'edificio in quanto bene protetto dal Cantone e dalla Confederazione. Ha dunque fatto bene la STAN ad appellarsi alle massime autorità federali pur di impedire un intervento che, di fatto, avrebbe costituito una crassa violazione delle leggi cantonali e federali in materia di protezione dei beni culturali.

Deplorevole, invece, la decisione dello stesso Municipio di autorizzare l'abattimento dei due cedri secolari situati sul retro di Palazzo Turconi, ancor prima che fosse data risposta ad un'interpellanza sui due alberi -rei di intralciare il cantiere del futuro teatro dell'Accademia. L'impressione -amara- è quella di un goffo tentativo di riparazione: licenza negata, ma taglio accordato.  L'operazione stupisce per la velocità con la quale è stata effettuata. E lascia oltremodo perplessi per le modalità irrispettose di una procedura che avrebbe dovuto anteporre il rispetto delle istituzioni -il Legislativo non ha avuto modo di pronunciarsi -all'urgenza con la quale è stato autorizzato l'intervento (motivato, come spesso già accaduto in casi analoghi, adducendo il cattivo stato di salute di una delle due piante).

Ebbene, il teatrino è proseguito nel corso della seduta del consiglio comunale in agenda il 23 febbraio. All'ordine del giorno, figurava la mozione "Mendrisio si doti dell'inventario degli alberi meritevoli di protezione"! Risalente all'ottobre 2013 a firma dei consiglieri comunali verdi Tiziano Fontana, Claudia Crivelli  Barella e Andrea Stephani, chiedeva tra le altre cose che, in attesa di un inventario degli alberi meritevoli di protezione, fossero adottate misure cautelari necessarie ad impedire l'abbattimento di alberi meritevoli di conservazione... Ma la mozione non ha trovato grazia agli occhi del consiglio comunale. Allineandosi al parere dell'esecutivo, che aveva già espresso un preavviso negativo, non ne ha voluto sapere. 

A margine di questa vicenda, alquanto discutibile, una domanda sorge spontanea: l'Esecutivo del magnifico borgo, scavalcando - de facto - il legislativo con la sua decisione unilaterale di tagliare le due piante secolari, non ha mai ritenuto doveroso fornire una motivazione ufficiale del suo atto profondamente irrispettoso delle istituzioni e della democrazia? Ai nostri occhi sarebbe un atto dovuto, non solo nei confronti del Consiglio Comunale, ma anche di tutti i cittadini.

Ortica


giovedì 20 novembre 2014

Il degrado territoriale nelle foto esposte alla Casa d'arte Miler di Capolago


Un'amica mi ha segnalato oggi l'articolo pubblicato lo scorso 18 novembre da La Regione intitolato "Il paesaggio imbruttito": ad attirare la mia attenzione, al di là del titolo, le due foto che lo corredano. Due foto significative a testimonianza -qualora ve ne fosse ancora bisogno- dello scempio perpetrato in questi ultimi anni ai danni del patrimonio ticinese. Le immagini si riferiscono a Paradiso, comune tra i più colpiti dall'avanzata del cemento. Un "prima e dopo" impietoso: la facciata elegante di quello che era l'Hotel Meister messa a confronto con la facciata arrogante e spocchiosa del nuovo albergo che ne ha preso il posto. 

L'articolo si sofferma sull'impegno a favore del territorio dei titolari della Casa d'arte Miler di Capolago. Impegno concretizzatosi, alcuni anni fa, nel salvataggio dell'ex Tipografia Elvetica (destinata, senza il loro intervento, a sicura demolizione) e del suo accurato recupero.  Lo storico edificio, riportato a nuova vita, è così diventato domicilio di Julia e Milo Miler, entrambi antiquari, e al contempo luminoso spazio interamente consacrato all'arte. Ed è questo spazio che ospita l'esposizione fotografica "La grande bruttezza" dedicata al degrado paesaggistico del territorio ticinese attraverso le fotografie di Enrico Minasso. Emblematico ed azzeccatissimo il titolo:  un modo intelligente di sensibilizzare il pubblico sulla necessità di porre un freno alla cementificazione dilagante e di sostenere le due iniziative "Un futuro per il nostro passato" e "Spazi verdi per i nostri figli" !

Ortica


mercoledì 15 ottobre 2014

Due iniziative per salvaguardare spazi verdi e patrimonio - Nuova vita per il parco di Villa Argentina

Per chi si batte per il territorio questa è una giornata da segnare davvero in rosso nel calendario. A Bellinzona sono state presentate le due iniziative popolari a salvaguardia del territorio - Spazi Verdi per i nostri figli - e del patrimonio - Un futuro per il nostro passato- promosse da Cittadini per il territorio, rispettivamente dalla STAN. Da domani inizia ufficialmente la raccolta delle firme: 7000 entro il 15 dicembre per entrambe le associazioni promotrici. Volantino e formulario per la raccolta delle firme sono scaricabili direttamente dal sito STAN  e da quello dei Cittadini per il territorio.

Altra buona notizia, la decisione del municipio di Mendrisio di salvaguardare la parte alta del parco di Villa Argentina da destinare ad area verde e di svago riservando soltanto 3000 metri quadrati all'Accademia di architettura. 3000 metri che tuttavia non fanno l'unanimità poiché tale superficie non risponde alla richiesta di salvaguardia integrale della preziosa area verde per il cui mantenimento si battono da anni i promotori del comitato parco di villa Argentina. 

Ortica

martedì 30 settembre 2014

Palazzo Turconi: interpellata Commissione federale Monumenti Storici - Montagnola: l'ex Casa Rossa non sarà tutelata

STAN e Accademia d'architettura sono sempre più ai ferri corti: oggetto del contendere, la copertura della corte di Palazzo Turconi, che ha incassato il preavviso negativo dell'Ufficio Beni culturali. In un'intervista  rilasciata ieri al Quotidiano, il vice-presidente della Società ticinese per l'arte e la natura architetto Benedetto Antonini ha ribadito la posizione intransigente della STAN al riguardo. Tanto da richiedere una perizia alla Commissione federale dei monumenti storici per fare definitivamente chiarezza sulla liceità del progetto.
Abbiamo ottenuto lo scritto. Eccolo:

On. Consigliere Federale Berset,

la Società ticinese per l'arte e la natura (STAN, Sezione ticinese di Heimatschutz / Patrimoine suisse) ha letto sulla stampa e successivamente sul sito del Parlamento federale la Sua risposta (testo provvisorio del verbale della sessione del 22 settembre) a una domanda postaLe dalla Consigliera Nazionale Adèle Thorens.
Considerato che nella fattispecie, giusta l'art. 6 cpv. 1 LPN, "l'iscrizione di un oggetto d'importanza nazionale in un inventario federale significa che esso merita specialmente d'essere conservato intatto", laddove il significato e la portata della locuzione conservare intatto discende dal contenuto della protezione menzionata nell'inventario e dalle schede analitiche che l'accompagnano, oltre che dai motivi dell'importanza nazionale dell'oggetto compendiati dalla perizia della pertinente commissione federale. A mente del Tribunale federale (STF 1A.122/2004 del 30.5.2005), inoltre, conservare intatto è da intendersi nel senso che la protezione conferita dall'inventario deve trovare piena applicazione, e che eventuali minacce devono essere contrastate; in particolare, occorre mantenere intatte le caratteristiche che hanno valso agli oggetti il riconoscimento della loro importanza nazionale.
La STAN ritiene che per la domanda di costruzione in questione sia applicabile l'art. 7 cpv. 2 LPN: «Se nell'adempimento di un compito della Confederazione un oggetto iscritto in un inventario federale ai sensi dell'articolo 5 può subire un danno rilevante oppure se sorgono questioni d'importanza fondamentale al riguardo, la commissione redige una perizia a destinazione dell'autorità cui spetta la decisione. La perizia indica se l'oggetto deve essere conservato intatto oppure la maniera per salvaguardarlo», così come prescrive anche l'art. 4 della Convenzione europea per la salvaguardia del patrimonio architettonico.
Pertanto, richiamata la LPN e la giurisprudenza del Tribunale federale la STAN chiede formalmente che la Commissione federale dei monumenti storici sia incaricata di redigere una perizia sulla domanda di costruzione citata in ingresso.

Voglia gradire, on. Consigliere Federale Berset, i più distinti saluti.

Sintomatico il fatto che la domanda di costruzione per il progetto caldeggiato dall'Accademia sia stata "furbescamente" inoltrata - parole dell'architetto Antonini - proprio nel mese di agosto: un modo di procedere che non sorprende e ricalca quello spesso adottato in altri casi scottanti. Lo ricordavo qualche tempo fa: è successo, lo scorso anno, con il contestatissimo progetto di edificazione nel parco della ex Casa rossa di Montagnola, è successo (dopo il suo ridimensionamento) con l'altrettanto controverso progetto  "Borgo degli ulivi" a Gandria, i cui promotori hanno incassato di recente un nuovo niet da parte del municipio di Lugano dopo il preavviso negativo da parte del Dipartimento del territorio. Che ha scritto: "Sulla base dei documenti presentarti e del sopralluogo, la CFNP conclude che il progetto presentato arrecherebbe un danno molto importante sia al paesaggio (oggetto IFP n.1812), sia al sito costruito ISOS d'importanza nazionale. La CFNP è dell'avviso che nemmeno eventuali modifiche al progetto permetterebbero di ridurre il forte impatto negativo (la sottolineatura è mia). 

E se a Gandria il progetto sacrificherebbe valori paesaggistici irrinunciabili, la cementificazione del parco dell'ex Casa rossa intaccherebbe altri valori - immateriali, certo- ma non per questo meno significativi. Eppure, sottrarre alla cementificazione il parco dell'ex Casa rossa sembra sempre più difficile, nonostante gli sforzi profusi da più parti. Il Cantone non intende tutelare o acquistare il giardino e la dimora dove il Premio Nobel visse tra il 1931 e il 1962 in ragione delle trasformazioni radicale subite nel tempo. Il che merita una riflessione: il fatto che troppo è cambiato rispetto all'aspetto originale dimostra quanto siano urgenti l'immediata revisione del PR di Montagnola (come chiede la STAN) e la promozione di una nuova cultura del territorio la cui assenza sta producendo danni incalcolabili, ormai sotto gli occhi di tutti. Segnaliamo comunque che il. comitato "Salviamo il parco Hermann Hesse" non ha ancora gettato la spugna: ha infatti creato una sua pagina Facebook dove potete trovare riprodotto integralmente il testo della mozione per la creazione del parco letterario Hermann Hesse presentata lo scorso 10 settembre al Gran Consiglio.

Concludo con una frase trovata nel  blog del comitato di  Villa Argentina, da sempre in prima linea nella difesa e nella valorizzazione dell'eredità spirituale e culturale incarnata dal parco dell'ex Casa Rossa: "Senza vera cultura anche la difesa del territorio diventa esercizio tecnocratico, legalista e utilitaristico. E rischia di fare danni quasi come quelli provocati dalla speculazione".


Ortica

martedì 19 agosto 2014

Palazzo Turconi sotto la cupola di Palazzo federale


Si direbbe una telenovela, ricca di colpi di scena, se non fosse che ad essere protagonista del dramma è Palazzo Turconi (ex ospedale della Beata Vergine) a Mendrisio, oggetto di lite tra l'Accademia di architettura -che ne progetterebbe la copertura- e la STAN - più che mai decisa ad impedire lo snaturamento della sostanza architettonica dell'edificio. Dopo essersi già appellata alla Commissione federale dei monumenti storici - denunciando come il progetto caldeggiato dall'Accademia non terrebbe in considerazione  nè la tutela su piano cantonale nè la sua iscrizione nell'Inventario Isos quale bene degno di conservazione integrale- la Società ticinese per l'arte e la natura ha deciso di interpellare niente di meno che il Consiglio federale. La STAN non ci sta: la copertura della corte interna dell'edificio (progettato dall'architetto Luigi Fontana tra il 1853 e il 1860) minaccia un bene inventariato su mandato della Confederazione: per la sezione ticinese di Heimatschutz è inamissibile che all'origine del progetto sia l'Accademia stessa quale beneficiaria degli aiuti federali! Di certo la STAN non ha mancato di tempismo e approfittando della visita del Consiglio federale a Lugano ha diffuso a mezzo stampa il suo appello ai consigliere federali Alain Berset e Johann Schneider-Amman. Mossa azzeccatissima! Per approfondire l'argomento, rinviamo al dossier Palazzo Turconi sul sito della Società per l'Arte e la Natura.

Ortica

venerdì 17 gennaio 2014

Salvatore Settis neolaureato honoris causa: e "pour cause"!


E' di pochi giorni fa il conferimento all'archeologo e storico dell'arte Salvatore Settis della laurea honoris causa in architettura da parte dell'Università degli Studi "Mediterranea" di Reggio Calabria, sua città natale. Una scelta per certi versi scontata ma anche di grande valore simbolico vista l'emergenza territoriale che affligge anche questo lembo d'Italia: "Gli abusi edilizi registrati nel 2009 dalla Regione Calabria - ha esordito nel corso della sua lectio magistralis - sono 5.210 nei 700 chilometri delle coste calabresi, mediamente uno ogni 135 metri anche all'interno delle aree Marine Protette e dei siti di interesse archeologico e comunitario, tali devastazioni sono l'opera di una perversa alleanza tra forze diverse dell'imprenditoria, della finanza, della politica e delle mafie".  

foto da: Unirc.it

Da parte degli architetti occorre dunque una nuova etica professionale, sulla falsariga dell'architetto ideale delineato da Vitruvio (architetto dell'età di Augusto): allora "nessuno costruirebbe come è avvenuto in Campania, a ridosso delle discariche, nessuno pavimenterebbe i cortili di tre scuole, come è avvenuto a Crotone, con tonnellate di rifiuti tossici provenienti da una vicina fabbrica". Parole forti, dure e coraggiose che, fedele alla sua instancabile attività di denuncia, Salvatore Settis non ha esitato a pronunciare anche in questa occasione. Ed è proprio l'impegno civile che è valsa l'assegnazione del prestigioso riconoscimento all'eminente studioso, da sempre in prima linea  a difesa della bellezza del paesaggio e della tutela dei beni comuni, instancabile propugnatore di uno slancio etico nella politica e fustigatore del degrado etico, civile e del territorio. Per questo, proponiamo  la relazione tenuta da Settis nell'ambito del convegno "L'uomo è solo?", allestito lo scorso novembre a Lugano dall'associazione "Fare arte nel nostro tempo". Abbiamo trovato il magistrale intervento nella sua integralità nel sito dell'associazione. Eccolo.

Ortica

domenica 12 gennaio 2014

Mendrisio: battute decisive per il destino del parco di Villa Argentina


Rancate, Tremona, Valera, parco di villa Argentina: il Mendrisiotto è sempre più sotto tiro. E sembra contendere la palma dello scempio territoriale e della distruzione della memoria storica detenuta sino a poco tempo fa dal Luganese. Sulla collina sovrastante Rancate, tempo fa è stata sventata la costruzione di ben sei palazzine che avrebbero comportato la distruzione dell'ex villa Gerosa, edificata da Tita Carloni negli anni '60. A Tremona, il piano particolareggiato del nucleo proposto dal  municipio di Mendrisio comporterebbe la demolizione di quasi un terzo dei suoi stabili, nonostante l'ISOS imponga la conservazione della sostanza e il divieto di demolizione.  Nella sciagurata ipotesi della sua approvazione, come scriveva Tiziano Fontana (consigliere comunale dei verdi a Mendrisio), nemmeno la casa natale del pittore Antonio Rinaldi, il patrimonio pittorico di casa Andreazzi o della casa comunale sarebbero tutelati.

Il comparto di Valera, oggetto di una petizione per presevare i circa 18 ettari di terreno quale area agricola, è una zona strategica da tempo al centro di interessi contrastanti. Prova ne è il conflitto di interessi che ha costretto il sindaco Croci a uscire dal gruppo di lavoro incaricato della sua pianificazione. Se al municipio interessano le potenzialità insediative del comparto, per i verdi e i firmatari della petizione la sua salvaguardia quale area verde in una zona sempre più martoriata dal traffico e dal dilagare di capannoni industriali è un'opportunità da non lasciarsi sfuggire, alla stessa stregua di quella dell'integrità del parco di Villa Argentina.

Da anni il comitato Parco di Villa Argentina si batte per la sua tutela: in quest'ottica, il progetto commissionato all'architetto paesaggista FSAO Heiner Rodel per il suo recupero è significativo in quanto unirebbe il rispetto della storicità del luogo alla valorizzazione di contenuti culturali , artistici e paesaggistici unici di questo parco storico. Eppure, nonostante  i cittadini di Mendrisio chiedano a gran voce di preservare sia il comparto di Valera sia il parco di Villa Argentina, l'urgenza delle loro richieste sembra non essere stata debitamente colta dalle autorità.

Lo scorso dicembre, in occasione della presentazione della variante di piano particolareggiato di Villa Argentina (in consultazione come la variante di PR per il comparto di Valera sino al 7 febbraio), lo studio per l'ampliamento dell'accademia sui due terrazzamenti della zona superiore del parco ha fatto calare il gelo sui presenti. Per i promotori della petizione, infatti, il parco non deve ospitare alcun edificio, nemmeno  di  carattere pubblico. D'altronde, il comparto di villa Argentina è classificato dall'Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere SOS come obbiettivo di salvaguardia A.

Ma le esigenze dell'Accademia di architettura in aperto contrasto con i vincoli derivanti dall'ISOS non si fermano qui. Un altro oggetto del contendere è il progetto per la copertura della corte interna di Palazzo Turconi: all'intervento si oppone anche la STAN che, recentemente, ha chiesto man forte alla Commissione federale dei monumenti storici forte del fatto che esso è indicato dall'ISOS come degno della preservazione integrale della sostanza.  Affaires (al plurale!)  à suivre ...
 
Ortica

giovedì 29 agosto 2013

A 17 anni dalla scomparsa di Antonio Cederna


A chi fosse sfuggito segnaliamo, pubblicandolo integralmente, un testo a firma Andrea Ferraretto pubblicato da La Stampa il 27 agosto in occasione del diciassettesimo anniversario della scomparsa di Antonio Cederna, il grande giornalista e intellettuale italiano noto per il suo instancabile impegno a difesa e salvaguardia del territorio. Sue, queste parole: "La lotta per la salvaguardia dei valori storico-naturali del nostro paese è la lotta stessa per l'affermazione della nostra dignità di cittadini, la lotta per il progresso e la coscienza civica contro la provocazione permanente di pochi privilegiati onnipotenti".
Buona lettura
Ortica

immagine Archivio Cederna


Sono trascorsi 17 anni da quando, il 27 agosto del 1996, scomparve un pilastro della cultura ambientalista italiana. Il senso di vuoto che affiora ripensando alla passione di Cederna è amplificato da questo periodo, critico e incerto, con l’Italia appesa in uno scenario che non lascia intravedere vie d’uscita dal declino dell’idea stessa di comunità

andrea ferraretto

L’estate permette, con i suoi tempi dilatati, di far correre la mente, ricordando e riflettendo sul passato. Un esercizio della memoria e della volontà per trarre insegnamento dalla storia, comprendendo il senso delle cose e dando il giusto valore a ciò che conta veramente. Sono trascorsi 17 anni da quando, il 27 agosto del 1996, è scomparso Antonio Cederna. Il senso di vuoto che affiora ripensando alla passione di Cederna è amplificato da questo periodo, critico e incerto, con l’Italia appesa in uno scenario che non lascia intravedere vie d’uscita ma, piuttosto, un deterioramento dei valori e il declino dell’idea stessa di comunità. 

 

I valori sono stati il centro della vita di Antonio Cederna: etica, responsabilità, competenza, impegno civile, di volta in volta rivolti alla professione di giornalista, al ruolo di militante ambientalista, all’azione dell’uomo politico, all’essere un esponente del mondo della cultura. Con rigore ha saputo dire cose scomode, non accettando di tacere di fronte ai disastri, alle manomissioni del territorio e del patrimonio culturale del nostro paese. 

 

Argomenti scomodi, un fastidio per la politica diventata strumento di gestione del consenso e oggetto di scambio clientelare: una scomodità che costò a Cederna l’essere posto nell’alveo degli intellettuali, un po’ eccentrici, ma non adatti a governare. Troppo spesso liquidato con l’appellativo di Cassandra, con la superficialità di chi non vuole capire e affrontare realmente i problemi, preferendo l’improvvisazione di soluzioni poco efficaci e di scarso rilievo. 

 

Serve ancora oggi, nell’Italia del 2013, ricordare chi scrisse libri che in realtà erano denunce e testimonianze, come I vandali in casa, La distruzione della natura in Italia, Memorabilia Urbis, … . Serve e sarebbe utile ripercorrere e studiare il suo archivio, vedere le interviste, ascoltare la descrizione di come si costruivano periferie brutte e invivibili: tutto il materiale, raccolto in decenni di attività, è oggi disponibile, grazie alla sua famiglia che lo ha donato, affinché diventasse un patrimonio di conoscenza collettivo. Una scuola dell’esperienza e del metodo di lavoro che mise in cima alle priorità la comprensione dei problemi, studiando le soluzioni e proponendo un modo diverso di affrontare le criticità, guardando all’Europa, restituendo un valore al bene comune e affermando un ruolo ineludibile del decisore pubblico. (www.archiviocederna.it)  

 

L’attualità dei suoi scritti è ancora qui, sotto i nostri occhi: l’incapacità di governare il territorio, di guidare lo sviluppo, attraverso scelte di buon governo, fatti che possono risultare ovvii ma che, ancora oggi, caratterizzano l’assenza di una politica che capace di fare della sostenibilità la base per il futuro dell’Italia. Un’attualità resa ancor più dirompente perché, già negli anni ’60, indicava nell’Europa il modello da imitare, seguendo l’evoluzione dell’urbanistica e delle politiche di gestione del territorio. 

 

I dati relativi al consumo di territorio, alla perdita di biodiversità, all’inquinamento nelle aree urbane, alle emergenze “permanenti” come quelle dei rifiuti, del dissesto idro-geologico sono inquietanti: l’Italia registra un ritardo e un arretramento rispetto agli altri paesi europei, accumulando inefficienze e inadempienze. Non si tratta di una posizione puramente estetica, da “anime belle” come l’avrebbe definita Cederna: è un problema ben più complesso, fondato sul rapporto tra scarsità e disponibilità di risorse. Si tratta, in realtà, di una questione civile e culturale che può fare la distinzione tra una nazione e un’altra per il livello di progresso raggiunto, per il rispetto della legalità e delle opportunità di sviluppo alle quali accedono i cittadini. L’Italia oggi detiene il primato in Europa per le procedure di infrazione alle norme comunitarie in materia ambientale e in molte regioni il circuito economico legato alla criminalità coincide, non casualmente, con un alto tasso di reati ambientali, favorendo un florido settore che abbiamo imparato a chiamare “ecomafie” fatto di traffici illeciti, corruzione e inquinamento. 

 

Si continua a credere che sia sufficiente scrivere le leggi, senza preoccuparsi di come farle rispettare, facendo crescere il capitale sociale e la coscienza di una cittadinanza attiva. Siamo tuttora bloccati a un modello dell’economia slegata dai processi ecologici e dall’impatto delle attività dell’uomo sull’ecosistema dove l’energia diventa un’emergenza se il petrolio raggiunge il prezzo di 100 dollari al barile ma non ci poniamo il dubbio di comprendere quali costi collettivi, legati ai cambiamenti climatici, non sono compresi in quel prezzo, ma pesano come un macigno in termini di ritardo nell’adottare altri modelli fondati sull’innovazione. 

 

Nel frattempo un altro anno è trascorso così, con boschi bruciati, discariche stracolme di rifiuti, città ammorbate dal PM10 e dal monossido, spiagge con divieti di balneazione, alluvioni e frane, …, . Si dirà che tutto questo è inevitabile, che non si può limitare il mercato: eppure gli allarmi si fanno sempre più ricorrenti, il clima si sta modificando e le soluzioni non possono essere sempre improntate all’emergenza, a provvedimenti estemporanei. 

 

Biodiversità, clima, trasporti, energia, acqua, territorio, rifiuti, tutte tematiche che quotidianamente entrano con forza sulle pagine dei giornali e nelle nostre vite ma che, con grande difficoltà, si trasformano in politiche strutturali restando, spesso, inutili grida d’allarme, titoli di giornale che durano pochi giorni, facendoci restare nel rischio dell’emergenza e della catastrofe imminente. Le stesse emergenze di cui scriveva Cederna, avvolte, oggi come allora, nella disattenzione. La disattenzione che potrà essere più o meno colpevole ma sempre ancorata alla convinzione che l’ambiente sia un serbatoio da consumare senza mai porsi il dubbio circa la riproducibilità delle risorse e la responsabilità verso le generazioni future. 

 

Degli incendi estivi, diceva Cederna, bisognerebbe parlarne durante l’inverno, quando è necessario programmare gli interventi, predisporre i provvedimenti, rendere efficienti gli strumenti di tutela e di prevenzione: un’idea alquanto bizzarra in un paese abituato all’emergenza e all’ineluttabilità delle cose che accadono perché il destino è cinico e baro. Un paese dove la regola non è la pianificazione bensì la deroga e il ripetersi di condoni e prescrizioni, frutto di una corruzione diffusa e dell’irresponsabilità di chi dovrebbe controllare. Eccoci quindi fermi nel ritenere che l’ambiente sia un limite, un intralcio per il progresso, un vincolo per la crescita economica misurata dal PIL: i boschi in fiamme, i fiumi inquinati o il traffico congestionato nelle aree urbane sono ancora considerati il costo da pagare per accedere a un maggiore benessere. Il PIL dimostra la sua inadeguatezza nel misurare lo sviluppo di un’economia che non può basarsi soltanto sulla quantità di beni e servizi ma dovrebbe registrare anche il livello di qualità dello sviluppo, creando condizioni di maggior competitività basate su scelte strutturali. 

 

Antonio Cederna queste cose le vide e le denunciò, con forza e fermezza, insistendo affinché l’opinione pubblica prendesse coscienza e rinnegasse uno stato di cose come questo: alcune battaglie di Cederna sono arrivate tal quali fino ai nostri giorni e, tuttora, sembra impossibile ripristinare la normalità. Battaglie che, riascoltando gli accorati interventi di Cederna, sembrerebbe ovvio che lo Stato facesse proprie, oggi più che mai, riaffermando i principi di legalità e di buona gestione, definendo obiettivi e programmi, affidando compiti e responsabilità in modo chiaro. 

 

Eppure non è così: si continua a discutere dello sviluppo delle città e delle condizioni di vivibilità delle periferie; si insiste a mettere in dubbio l’utilità di parchi e riserve naturali; si minano le condizioni minime per tutelare e proteggere il patrimonio storico, artistico e archeologico; si considera il paesaggio come un intralcio per la crescita economica; si resta immersi nella pigrizia e nell’assenza di visione, una poltiglia che avvolge tutto e rende inestricabili i nodi. 

 

Quelli che furono, cinquanta anni fa, i temi che Cederna portò all’attenzione dell’opinione pubblica sono ancora lì, afflitti dal disinteresse e dall’ignavia: il Parco regionale l’Appia Antica, i Fori, la tutela dei centri storici, la difesa delle coste, la pianificazione delle città. Di volta in volta si annunciano programmi straordinari e soluzioni innovative ma, alla fine, restano solo l’abbandono e la precarietà, nell’assenza pressoché totale di una visione di lungo periodo. Anche per Antonio Cederna ha funzionato la regola che vuole che si dia maggior risalto e valore alle idee di coloro che non ci sono più, spesso per un vezzo elitario, per dare solo maggior dignità alle proposte, destinate a restare ipotesi o dichiarazioni di principio. Toccò anche a lui la sorte di restare nella solitudine di chi vuole anteporre l’interesse collettivo al profitto personale, la solitudine di chi scrive e vorrebbe vedere le cose cambiare. 

 

Sono trascorsi diciassette anni dalla sua scomparsa: se Cederna fosse qui continuerebbe a essere una voce pungente e brillante denunciando disastri annunciati e disattenzioni. Ben poco si è saputo apprendere dalla sua intelligenza e dal suo impegno civile: i calendari continuano a essere punteggiati con le date delle alluvioni, degli incendi, delle frane, delle discariche stracolme, del caos sulle strade, delle città invivibili. Continuiamo a ricordare i luoghi con le conseguenze delle nostre disattenzioni, senza intravedere un’alternativa. Restano soltanto gli sprechi irrisolti, i tagli irragionevoli e l’abbandono cronico. 

 

La grande bellezza la vediamo solo nei film, ma, una volta tornati nella realtà, siamo ancora lì, tra l’abbandono e la desolazione, con la rassegnazione che possa cambiare ben poco. Antonio Cederna resta un monito, utile se un giorno si decidesse di cambiare marcia, per davvero. 

martedì 27 agosto 2013

Lst: un asso nelle manica contro il nuovo progetto immobiliare a Gandria?


Come previsto, le opposizioni contro il nuovo progetto nell'ex parco Hermann Hesse sono puntualmente arrivate: ben quattro dai confinanti, alle quali si è aggiunta anche quella della STAN. La Società parte dall'assunto fondamentale che secondo la Legge sullo sviluppo territoriale (Lst)  "il peasaggio cantonale va rispettato, tutelato e valorizzato". Ed in proposito, la Stan rileva come il PR Collina d'oro sezione di Montagnola sia inadeguato a raggiungere gli scopi in materia di tutela e di valorizzazione del paesaggio”.
 
Per l'appunto: nonostante il ridimensionamento del progetto, come sottolinea il comitato SaveHermannHesse,"il concetto resta il medesimo: mezza collina da scavare, una colata di cemento lungo tutto il parco, abbattimento degli alberi di alto fusto ad oggi presenti e deturpamento di uno degli ultimi angoli verdi sopravvissuti finora alla speculazione".
 
E se la Lst potesse venire in aiuto anche per motivare parzialmente l'opposizione contro il nuovo progetto di edificazione a Gandria, la cui domanda di costruzione è stata pubblicata pochi giorni fa? Senza entrare nel merito delle sue qualità architettoniche, l'unicità paesaggistica di Gandria -non a caso figura nell'Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere- sarebbe già a priori  un argomento sufficiente per rispedire al mittente la richiesta. D'altro canto, qualora l'impatto paesaggistico di un progetto sia significativo, per la Lst vale il principio dell'inserimento ordinato e armonioso nel paesaggio  Con ogni probabilità, l'opposizione della STAN è giusto dietro l'angolo...

Ortica

lunedì 12 agosto 2013

Firmate la petizione per salvare il parco ex Balli di Locarno



È iniziata col botto la raccolta di firme promossa per salvare il parco ex Balli di Locarno dallo sfruttamento edilizio. Nel giro di pochi giorni, la petizione che si batte per la sua salvaguardia in vista della creazione di un parco pubblico ha già raccolto oltre 3200 firme. La scelta dei promotori di avviare la raccolta in concomitanza con l'apertura del Festival di Locarno si è rivelata una mossa vincente. Aiutateli scaricando, firmando e facendo firmare la petizione !
 
Ortica



Foto Crinari da cdt.ch
 

giovedì 8 agosto 2013

Montagnola, Gandria, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Bré... giù le mani dal territorio!

Come da copione. Si aspetta l'estate, preferibilmente nel pieno delle vacanze estive, per inoltrare una richiesta di costruzione nella speranza di evitare eventuali opposizioni. Dal 26 luglio, all'albo comunale di Montagnola è pubblicata la seconda domanda di costruzione nell'ex parco di Hermann Hesse. Mancano appena quattro giorni alla scadenza e nonostante il ridimensionamento del progetto abbiamo saputo che le opposizioni fioccheranno anche questa volta.

Non ancora pubblicata, invece - lo sarà il 15 agosto- è la seconda domanda per l'edificazione di un complesso immobiliare a Gandria.  Promotore dell'operazione - è bene ricordarlo- l'ex sindaco Luca Pacchin.  Che a distanza di cinque anni non demorde, nonostante l'impatto deturpante del suo progetto su un sito paesaggistico unico. Nella sua interrogazione dello scorso 26 giugno, Raffaella Martinelli-Peter non ha mancato di  ricordarlo al  Municipio. Il villaggio di Gandria è considerato sito pittoresco in base al Decreto legislativo sulla protezione delle bellezze naturali; paesaggio di importanza nazionale secondo l'Inventario dei paesaggi, siti e monumenti di importanza nazionale (IFP) nonché insediamento svizzero di importanza nazionale secondo l'Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere (ISOS). Analogamente a quanto successo a Locarno e Bellinzona e in attesa del nuovo PR, gli oppositori chiedono di istituire una zona di pianificazione o di congelare eventuali progetti sulle parcelle interessate. 

Ricordo, anni fa, di avere assistito all'intervista -esemplare- del sindaco di un'isola francese assai gettonata tra i turisti che, preoccupato dell'impatto devastante degli appetiti immobiliaristi, aveva indotto il comune ad acquistare i terreni edificabili a rischio, sottraendoli così alla speculazione. Cose mai viste, alle nostre latitudini! D'altronde, il risultato è sotto gli occhi di tutti.  Rallegriamoci quindi per il moltiplicarsi delle iniziative a difesa del patrimonio come le recenti raccolte di firme promosse a Bellinzona e  a Locarno.

Non importa chi le promuova: associazioni come la STAN a Bellinzona, in prima linea per la salvaguardia delle ville storiche della Turrita;  comitati spontanei come quello di "Salviamo il parco ex Balli" a Locarno o, a Mendrisio, il "Comitato Parco di Villa Argentina" la cui lotta per la valorizzazione del parco della villa è sfociata in un progetto allestito dall'architetto paesaggista Heiner Rodel. Senza dimenticare "Uniti per Bré" che con tenacia è riuscita a  convincere Lugano della necessità di una pianificazione condivisa della zona "Ai Piani". La consapevolezza che il territorio è un bene fragile si sta radicando ovunque con forza. Non aspettavamo altro.

Ortica

martedì 23 luglio 2013

L'estate ci porta i beni congelati: finalmente le autorità si muovono!


Benvenga il caldo torrido di questi giorni se il risultato è quello di congelare i beni meritevoli di tutela, ma a rischio di demolizione. Il caldo, e non la notte, ha dunque portato consiglio: prima a Bellinzona, dove -in attesa dell'elenco dell'UBC degli edifici  da salvaguardare- il sindaco Mario Branda ha sospeso l'intervento delle ruspe per i beni potenzialmente degni di essere protetti. Prima a beneficiare della decisione salva-edifici è Villa Carmine, oggetto -con altre ville storiche di Bellinzona- della petizione lanciata dalla STAN (firmate! c'è ancora tempo fino a metà agosto) per evitare che il patrimonio architettonico della Turrita finisca in macerie.

Anche Locarno - complice il diffuso e crescente malcontento popolare - ha deciso di correre ai ripari e in attesa della variante di PR ha adottato una zona di pianificazione provvisoria comprendente i beni culturali indicati dall'UBC come degni di protezione. Una decisione che li metterà al riparo per tre anni dagli appetiti  dei promotori immobiliari e dalla furia demolitrice delle ruspe. Leggo tra l'altro che tra i criteri di valutazione per la potenziale messa sotto tutela è stato preso in considerazione anche il loro valore affettivo. A conferma che i luoghi del cuore e della mente sono una componente imprescindibile  di quel paesaggio della memoria la cui peculiartà è cementificare il senso di appartenenza al territorio. Il loro valore socio-culturale è incontestabile poiché - come sottolinea spesso l'autorevole studioso Salvatore Settis - portatori di valori civili oltre che garanti della vita associata.
Ortica

PS: la STAN ha un nuovo sito. Visitatelo, ne vale pena. Troverete anche il dossier completo su Villa Galli e la possibilità di sfogliare alcune pagine della rivista Il nostro Paese

mercoledì 17 luglio 2013

La fine di Villa Galli e il "j'accuse" di Pier Giorgio Gerosa


Parole che pesano come macigni. Un intervento durissimo, quello di Pier Giorgio Gerosa sulla distruzione di Villa Galli. In un intervento pubblicato sul Cdt di oggi, lo studioso non esita ad accusare di correità e di negligenza i vertici dello Stato: "Villa Galli - scrive - è stata vittima di una soppressione pianificata dai poteri pubblici (...)".

L'abbattimento di Villa Galli è un'"abberrazione culturale" dovuta all'incapacità di progettare e realizzare una cultura urbanistica ("carenze della cultura fatta ufficialità")  degna di questo nome e a "procedure e mezzi di gestione perversa del territorio".  La mancata volontà di applicare gli strumenti di legge a disposizione per una tutela d'imperio, l'"applicazione scorretta dei regolamenti comunali" da parte delle autorità di Melide senza che il Cantone intervenisse hanno fatto il resto, consegnando la nostra memoria storica  a quelli che lo studioso chiama i "promotori immobiliari globalizzati".

Il Consiglio di stato ha ignorato i risultati delle  ricerche storico-architettoniche sul valore della villa e  i ripetuti appelli per la sua tutela ("inspiegabilmente inascoltati");  ha avallato scelte che "avrebbe dovuto censurare come autorità di vigilanza" ; ha rifiutato di "mettere in atto quelle misure provvisionali che, bloccando la licenza edilizia rilasciata grazie alla scorretta applicazione dei regolamenti comunali e al vuoto nella tutela cantonale" avrebbero permesso di inserire le preesistenze naturali e culturali in un discorso più ampio volto a valorizzare il ruolo del patrimonio nella vita contemporanea.

Quella che si impone ora - concludo- è una scelta culturale di fondo. Gerosa la chiama una "cultura dei luoghi": "un modo finalmente più corretto e generoso di intendere le relazioni fra le testimonianze storiche, memoria corale, attese di sviluppo, luci del paesaggio". Proprio oggi,  di fronte all'emergenza territoriale che stiamo vivendo, Benedetto Antonini, vicepresidente della STAN, ha preannunciato il lancio di un'iniziativa popolare cantonale che tuteli efficacemente quei beni scampati alla furia demolitrice e devastatrice degli interessi di pochi a scapito dell'interesse di tutta la collettività. Lo scrivevo già all'indomani dell'abbattimento di Villa Galli: la tutela dei beni culturali può e deve ripartire dalle macerie della Romantica.


Ortica

venerdì 14 giugno 2013

Firmate la petizione della STAN per le ville storiche di Bellinzona


Pubblichiamo il testo integrale della petizione lanciata dalla STAN. Potete richiedere il formulario per la raccolta delle firme -possono firmare tutte le persone residenti in Svizzera- scrivendo a:

stan_ticino@sunrise.ch
sissalviamoilsalvabile@gmail.com



Salviamo le belle ville di Bellinzona!

 
Da qualche anno, nel nostro Cantone, assistiamo a un impressionante numero di demolizioni di testimonianze storico-architettoniche pregevoli, che perdipiù vengono raramente sostituite con oggetti architettonicamente di qualità.
 
Le cause di questo fenomeno sono molteplici:
• i Piani Regolatori hanno incrementato le possibilità edifica- torie in modo generalizzato, favorendo in tal modo la demo- lizione delle ville otto-novecentesche con i loro bei giardini;
• il numero molto ridotto di edifici sottoposti al vincolo di bene culturale protetto;
• la mancanza di efficaci incentivi fiscali o altre misure di incoraggiamento per chi decide di conservare e restaurare edifici storici.
Fino a poco tempo fa, Bellinzona era poco soggetta alla pressione speculativa ed è rimasta parzialmente al riparo da questo devastante fenomeno.
Ma recentemente l’euforia edile sta dilagando anche nella Capitale. Negli ultimi 3 anni sono stati demoliti il bell’edificio all’angolo tra via Pellandini e via Cancelliere Molo e il “villino Salvioni”, entrambi costruiti negli anni ’20 del Novecento dall’architetto luganese Adolfo Brunel.
 
Altre ville sono seriamente minacciate: villa Carmine- Tenchio, villa Weith, villa Antognini, per citarne alcune, ma addirittura interi isolati potrebbero perdere il loro valore e la loro leggiadria.
 
Arrischiamo in tal modo di assistere alla cancellazione dei più significativi segni storici che caratterizzano positivamente il nostro territorio.
Dopo l’approvazione del Piano del paesaggio da parte del Consiglio di Stato, nel 2010, Bellinzona conta oggi 27 oggetti protetti di interesse cantonale e solo 22 di interesse locale. Tra questi ultimi figurano 7 chiese, 3 scuole e appena 5 ville. Un numero molto ristretto, se paragonato all’elenco degli edifici e manufatti censiti dall’Ufficio cantonale dei beni culturali (UBC)!
 
La salvaguardia del meglio del nostro retaggio storico e della nostra tradizione architettonica e culturale è un compito civile attuale e un obbligo morale nei confronti delle generazioni future.

Un paese che recide le proprie radici e che cancella il proprio passato, perde ogni identità.

  

Affinché venga salvaguardata la memoria storica, culturale e architettonica della Città di Bellinzona i sottoscritti firmatari, consapevoli della sua bellezza e attrattiva, chiedono pertanto all’Autorità comunale di:

 
• avviare una procedura formale per estendere il numero degli oggetti meritevoli di salvaguardia inseriti nell’elenco dei beni protetti (Piano del paesaggio - beni culturali di importanza comunale);
 

• applicare tutti gli strumenti legislativi disponibili (sospensiva, blocco edilizio) alle nuove domande di costruzione che minacciano edifici degni di protezione;
  

• in attesa del necessario adeguamento del PR pubblicare zone di pianificazione in corrispondenza dei comparti urbani dichiarati protetti dall'ISOS;
 
  
• definire delle strategie pianificatorie e/o finanziarie per stimolare i proprietari a procedere con il risanamento/restauro anziché con la demolizione.

 
SOCIETÀ TICINESE PER L’ARTE E LA NATURA


Via Borghese 42, casella postale 1146, 6601 Locarno tel. (091) 751 16 25;  fax (091) 751 68 79; stan_ticino@sunrise.ch www.stan-ticino.ch