SEGNALATE I LUOGHI DEL CUORE E DELLA PANCIA

QUALE LUOGO AMATE E QUALE DETESTATE? COSA SUSCITA IN VOI? SEGNALATELO CON SCRITTI, FOTO, COMMENTI, FATELO IN MODO ANONIMO, CON UNO PSEUDONIMO O CON IL VOSTRO VERO NOME MA PARTECIPATE AL SONDAGGIO DI SALVIAMO IL SALVABILE!
GRAZIE A TUTTI

Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta Salvatore Settis. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Salvatore Settis. Mostra tutti i post

giovedì 26 febbraio 2015

Salvatore Settis e la bellezza del mondo

Nel primo capitolo del suo nuovo libro "Il mondo salverà la bellezza?" pubblicato da Ponte alle Grazie e dedicato all'urgenza di un ripensamento del nostro rapporto con le risorse limitate del pianeta, Salvatore Settis cita Isaia (5,8,9): 
«Guai a voi che ammucchiate casa su casa e congiungete campo a campo finché non rimanga spazio e restiate i soli ad abitare la Terra. Ha parlato alle mie orecchie il Signore degli eserciti. Edificherete molte case ma resteranno deserte per quanto siano grandi e belle, e non vi sarà nessuno ad abitarle». 

Perché Isaia? Perché, scrive Settis", "la speculazione edilizia, la spietata cementificazione del territorio senza nessun rapporto con la crescita demografica (che invece, come tutti sanno, non c’è), l’accumulo di proprietà terriera in funzione della mera rendita fondiaria hanno la conseguenza di sigillare il suolo, impedire al suolo di respirare, di esercitare le sue funzioni ecologiche di sistema. Questo passo di Isaia, insomma, mostra il valore del pensiero profetico, evidenziando un accostamento, molto efficace anche nel nostro contesto, tra la terra coltivata, o coltivabile, e le abitazioni, che si affollano anche per il cieco impulso dell’uomo a cementificare."

Sul tema della devastazione dell'ambiente, della sua cannibalizzazione, un articolo a firma del noto studioso è apparso su Repubblica lo scorso 12 febbraio. Lo pubblichiamo integralmente.

Ortica

”«È urgente elaborare un pensiero comune pratico, uno stesso insieme di convinzioni volte all’azione, innescata dal bene comune e indirizzata alla politica». Sono parole di Jacques Maritain all’Unesco, nel clima della guerra fredda (1947). Ma valgono ancora oggi come un’agenda minima per reagire alla devastazione della natura, al cieco accanimento con cui (gli italiani in prima linea) continuiamo a distruggerla cannibalizzando ambiente e paesaggi. Si suol dire che «la bellezza salverà il mondo». Sono parole che Dostoevskij (nell’Idiota) mette in bocca al principe Myškin, e che in quel contesto hanno un contenuto intensamente mistico. Ma non dobbiamo usarle come un mantra auto-assolutorio: dovremmo sapere, invece, che la bellezza non salverà il mondo se noi non sapremo salvare la bellezza.
Intuizioni religiose e pensiero laico devono convergere, secondo le parole di Maritain. Proviamo a darne qualche esempio. Isaia 5,8: «Guai a voi che ammucchiate casa su casa e congiungete campo a campo finché non rimanga spazio e restiate i soli ad abitare la Terra. Ha parlato alle mie orecchie il Signore degli eserciti: “Edificherete molte case ma resteranno deserte per quanto siano grandi e belle e, non vi sarà nessuno ad abitarle”». Parole che paiono scritte per l’Italia di oggi, dove si edifica “casa su casa” in nome della favoletta secondo cui solo l’edilizia è motore di sviluppo; ma i 5 milioni di appartamenti invenduti e la cementificazione del territorio senza nessun rapporto con l’inesistente crescita demografica dimostrano che non è così. Al di là di questa suggestione, il passo di Isaia evidenzia efficacemente il contrasto fra crescita delle case e devastazione dei campi coltivati.
Altro esempio tratto dai libri sacri, il detto Ama il prossimo tuo come te stesso, che è già nel Levitico e poi nei Vangeli. Commentandolo, Enzo Bianchi ha scritto che questo precetto «non basta più; oggi bisogna dire: “Amerai la Terra come te stesso”»; perché la Terra non è «uno scenario per l’uomo, ma costituisce una comunità la cui relazione è stretta e decisiva per gli animali, per le piante, per noi. In cui uno stesso spazio è condiviso ed abitato ed in cui vive un unico destino, in cui ci deve essere solidarietà per abitare armoniosamente in pace la Terra ». Ma che cosa voleva dire Nietzsche, quando (in una pagina del Così parlò Zarathustra) scrive: «Il vostro amore del prossimo è cattivo amore per voi stessi. Vi consiglio io forse l’amore per il prossimo? No; io vi consiglio la fuga dal prossimo e l’amore verso i più lontani; perché più nobile dell’amore per il prossimo è l’amore per i più lontani e per l’avvenire. Il “futuro” e “quel che è più lontano” siano dunque, per te, la causa che genera l’oggi». Dietro l’apparente svalutazione del precetto evangelico emerge la sua radicalizzazione: in nome della superiorità del futuro sul presente, Nietzsche suggerisce che dobbiamo amare non tanto i “prossimi”, troppo simili a noi, bensì i lontani: soprattutto i lontani nel tempo, le generazioni future. È per loro che dobbiamo preservare la Terra.
Nella vivace discussione sui diritti delle generazioni future, i temi ricorrenti sono la protezione del clima e dell’atmosfera, la conservazione della biodiversità, la tutela dell’ambiente, la gestione delle fonti di energia e dei rifiuti, il controllo delle biotecnologie, la tutela del patrimonio culturale. Il nesso forte tra bellezza e salute (del corpo e della mente), e dunque fra “paesaggio” e “ambiente”, è parte essenziale di questa storia, che ha radici assai antiche. In un trattato attribuito a Ippocrate, Arie acque luoghi(fine del V secolo a.C.) è chiaro il nesso fra malattia e ambiente; perciò le patologie vi sono distinte fra “comuni” a tutti e “locali”, cioè legate a infelici condizioni ambientali. Fu questa una preoccupazione costante della medicina greca, e non solo: un decreto di Atene del 430 a.C. vietava «di mettere i pellami a imputridire nel fiume Ilisso, di praticare in quell’area la concia delle pelli e di gettarne gli scarti nel fiume». Nello stesso spirito, Platone scrive nelle Leggi che «l’acqua si inquina facilmente; perciò è necessario proteggerla per legge. E la legge deve punire chiunque corrompa l’acqua sapendo di farlo, condannandolo a pagare un’ammenda e a ripulire l’acqua a proprie spese».
Oggi dobbiamo ripetere gli stessi identici principi, ma estendendo enormemente lo sguardo. Nessun crimine ambientale è abbastanza lontano da noi da poterlo ignorare: non la deforestazione in Brasile, non il “continente di plastica” (grande quattro volte l’Italia) che galleggia nel Pacifico, non la distruzione di specie vegetali e animali nel Madagascar, non le conseguenze dei disastri nucleari in Ucraina e in Giappone. In questo pianeta senza vere lontananze, “l’amore verso i più lontani” fa tutt’uno con la cura per noi stessi. Ma le generazioni future hanno davvero diritti, anche se non sono in grado di rivendicarli? E in nome di che cosa noi dobbiamo rappresentare oggi i loro diritti di domani?
Distinguiamo, come facevano i Romani, gli immutabili principi del Diritto (ius)dalla mutevole varietà delle leggi (leges),calibrate ad arbitrio dei governanti. Orientiamo la bussola sulle istanze di fondo di un alto sistema di valori incardinato sulla protezione della natura e della salute umana, ma anche sull’etica pubblica e la moralità individuale. Le singole leggi possono conformarsi o meno a questi alti principi, ma quando non lo fanno la disobbedienza civile è un dovere. Disobbedienza ispirata dalla nozione di pubblico interesse, che rilancia temi assai antichi: perché quando gli antichi Statuti dei Comuni e le leggi degli Stati preunitari parlavano di bonum commune o di publica utilitas avevano di mira proprio i diritti delle generazioni future, ed è per questo che hanno costruito per noi le città che abitiamo, i paesaggi che andiamo devastando.
Nel suo Principio responsabilità(1979), Hans Jonas scrive che «la comunanza dei destini dell’uomo e della natura, riscoperta nel pericolo, ci fa riscoprire anche la dignità propria della natura, imponendoci di conservarne l’integrità ». È «l’imperativo ecologico», che secondo Peter Häberle comporta «un nuovo sviluppo dello Stato costituzionale, che deve ormai assumere responsabilità verso le generazioni future, e perciò è obbligato a tutelare l’ambiente, deve cioè diventare uno Stato ambientale di diritto». È di qui che nascono la nozione di ecocidio e la proposta di creare un tribunale internazionale contro i crimini ambientali. È di qui che ha origine il nesso forte fra diritto ambientale e diritto alla salute, che si sta affermando nelle nuove Costituzioni come quella della Bolivia (2009), che prescrive «un ambiente sano, protetto ed equilibrato» per «gli individui e le comunità delle generazioni presenti e future» (art. 33). Ma la priorità del bene comune è centralissima già nella nostra Costituzione, in particolare nell’art. 9 (tutela del paesaggio e del patrimonio artistico), nel suo intimo nesso con l’art. 32 (diritto alla salute), evidenziato dalla Corte Costituzionale. Ambiente, paesaggio, beni culturali formano un insieme unitario e inscindibile con la cultura, l’arte, la scuola, l’università e la ricerca. Con esse, concorrono in misura determinante al principio di uguaglianza fra i cittadini, alla loro «pari dignità sociale» (art. 3), alla libertà e alla democrazia. Per la nostra Costituzione, attualissima ma inattuata, la tutela dell’ambiente, del paesaggio, dei suoli agricoli è strumento di libertà e di democrazia. Perciò è triste che si parli tanto di cambiare la Costituzione, e così poco di metterne in pratica i principi e lo spirito.”



venerdì 10 ottobre 2014

16 intellettuali italiani contro l'ideologia della cementificazione


"Rottama Italia" è la reazione di sedici intellettuali di spicco sul controversissimo decreto elaborato dal Governo Renzi per rilanciare l'economia italiana, il cosiddetto decreto "Sblocca-Italia". In un libricino disponibile gratuitamente, i sedici autori -tra cui Salvatore Settis e  Carlo Petrini- mettono all'indice quello che secondo loro non è altro che un ulteriore passo verso la devastazione del territorio. Pubblichiamo di seguito il link al sito altreconomia dove scaricare in pdf "Rottama Italia".  "Vogliamo un paese in cui chiamamo sviluppo ciò che coincide con il bene di tutti -e non ciò che distrugge - la qualità della nostra vita. Un paese che cresca,e non un paese che divori sé stesso." Parole pesanti come macigni su cui riflettere e che per certi versi ben si sposano anche con la nostra piccola realtà ticinese.

Ortica

venerdì 17 gennaio 2014

Salvatore Settis neolaureato honoris causa: e "pour cause"!


E' di pochi giorni fa il conferimento all'archeologo e storico dell'arte Salvatore Settis della laurea honoris causa in architettura da parte dell'Università degli Studi "Mediterranea" di Reggio Calabria, sua città natale. Una scelta per certi versi scontata ma anche di grande valore simbolico vista l'emergenza territoriale che affligge anche questo lembo d'Italia: "Gli abusi edilizi registrati nel 2009 dalla Regione Calabria - ha esordito nel corso della sua lectio magistralis - sono 5.210 nei 700 chilometri delle coste calabresi, mediamente uno ogni 135 metri anche all'interno delle aree Marine Protette e dei siti di interesse archeologico e comunitario, tali devastazioni sono l'opera di una perversa alleanza tra forze diverse dell'imprenditoria, della finanza, della politica e delle mafie".  

foto da: Unirc.it

Da parte degli architetti occorre dunque una nuova etica professionale, sulla falsariga dell'architetto ideale delineato da Vitruvio (architetto dell'età di Augusto): allora "nessuno costruirebbe come è avvenuto in Campania, a ridosso delle discariche, nessuno pavimenterebbe i cortili di tre scuole, come è avvenuto a Crotone, con tonnellate di rifiuti tossici provenienti da una vicina fabbrica". Parole forti, dure e coraggiose che, fedele alla sua instancabile attività di denuncia, Salvatore Settis non ha esitato a pronunciare anche in questa occasione. Ed è proprio l'impegno civile che è valsa l'assegnazione del prestigioso riconoscimento all'eminente studioso, da sempre in prima linea  a difesa della bellezza del paesaggio e della tutela dei beni comuni, instancabile propugnatore di uno slancio etico nella politica e fustigatore del degrado etico, civile e del territorio. Per questo, proponiamo  la relazione tenuta da Settis nell'ambito del convegno "L'uomo è solo?", allestito lo scorso novembre a Lugano dall'associazione "Fare arte nel nostro tempo". Abbiamo trovato il magistrale intervento nella sua integralità nel sito dell'associazione. Eccolo.

Ortica

domenica 3 febbraio 2013

Cittadini e bene comune


Indignarsi non basta. Contro l'indifferenza che uccide la democrazia, contro la tirannia antipolitica dei mercati dobbiamo rilanciare l'etica della cittadinanza. Puntare su mete necessarie: giustizia sociale, tutela dell'ambiente, priorità del bene comune sul profitto del singolo. Far leva sui beni comuni come garanzia delle libertà pubbliche e dei diritti civili. Recuperare spirito comunitario, sapere che non vi sono diritti senza doveri, pensare anche in nome delle generazioni future. Ambiente, patrimonio culturale, salute, ricerca, educazione incarnano valori di cui la Costituzione è il manifesto: libertà, eguaglianza, diritto al lavoro. La comunità dei cittadini è fonte delle leggi e titolare dei diritti. Deve riguadagnare sovranità cercando nei movimenti civici il meccanismo-base della democrazia, il serbatoio delle idee per una nuova agenda della politica. Dare nuova legittimazione alla democrazia rappresentativa facendo esplodere le contraddizioni fra i diritti costituzionali e le pratiche di governo che li calpestano in obbedienza ai mercati. Ricreare la cultura che muove le norme, ripristina la legalità, progetta il futuro. Serve oggi una nuova consapevolezza, una nuova responsabilità. Una forte azione popolare in difesa del bene comune.

Parole forti, queste della presentazione da parte dell'editore Einaudi di Azione popolare, Cittadini per il bene comune, l'ultima fatica di Salvatore Settis - mie le sottolineature -. Ritornano, come un mantra, i principi cardini che hanno guidato e guidano  il suo pensiero e il suo operato. Da sempre in prima linea contro il degrado civile e territoriale, recentemente lo studioso è stato ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa insieme ad un altro illustre difensore del territorio: Carlo Petrini, fondatore di Slow food. Una scelta giustificata dal fatto che territorio, agricoltura, cibo e paesaggio sono realtà strettamente interconnesse la cui valorizzazione può essere considerata la nuova economia del futuro. Tutela del territorio e tutela dell'agricoltura vanno fusi in un progetto culturale unico di grande respiro in grado di innescare nuove modalità economiche.
Ortica

domenica 20 gennaio 2013

La difesa del paesaggio è un gesto etico

Ho ritrovato tra i miei vecchi ritagli che conservo gelosamente un articolo di Salvatore Settis apparso qualche tempo fa su Repubblica ("Perché difendere il paesaggio è un gesto etico") nel quale lo studioso e giurista italiano sottolinea l'urgenza di modificare una concezione di tutela paesaggistica in parte superata. Il paesaggio non deve essere protetto unicamente per il suo valore estetico, ma in quanto portatore di valori che trascendono la sua immagine. Il paesaggio va difeso perché tutela la salute, la qualità di vita, l'ambiente non solo nostre ma anche delle generazioni future, Il territorio va usato con parsimonia e oculatezza poiché appartiene a tutti. Eccolo (le sottolineature sono mie).
Ortica
 
Ma che cos' è il "paesaggio" che la Costituzione impone di tutelare? Secondo il Consiglio d' Europa, «una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni»; con involontaria tautologia che cela una difficoltà definitoria, ci vien detto insomma che il paesaggio è proprio quello che è. Osa di più il Codice dei Beni Culturali, che per "paesaggio" intende «parti di territorio i cui caratteri distintivi derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni»; la sua tutela «salvaguarda i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili». Il legame forte fra paesaggio e valori identitari incarna una tradizione civile e giuridica che risale alla prima legge sul paesaggio, dovuta al ministro Benedetto Croce (1920-22). Eppure si perpetua l' equivoco che chi difende il paesaggio lo fa in base a una concezione estetica (il paesaggio come "veduta", assimilabile a un quadro). Ma anche nella legge Croce questo aspetto era intimamente congiunto con altri, per esempio la «particolare relazione con la storia civile e letteraria». Su questa tradizione si innesta l' art. 9, «il più originale della nostra Costituzione» secondo Carlo Azeglio Ciampi. Per la prima volta nella storia, la tutela del patrimonio artistico e del paesaggio entravano fra i principi fondamentali di uno Stato. Ma le sventure del nostro tempo, la spietata aggressione a un suolo ormai invaso non solo dal cemento ma dalle discariche e dai veleni, impongono una concezione ancor più ampia, anch' essa fondata sulla Costituzione. La Corte Costituzionale, in ineccepibili sentenze, ha letto l' art. 9 in sintonia con l' art. 32, che tutela la salute «come fondamentale diritto dell' individuo e interesse della collettività». Paesaggio e ambiente formano dunque un' unità inscindibile,e su questo punto la Costituzioneè anni-luce più avanzata della legislazione ordinaria, che viceversa è orientata dal dissennato divorzio fra le nozioni giuridiche di paesaggio (affidato allo Stato), territorio (affidato alle regioni) e ambiente (di competenza mista). Una ricomposizione normativa, ardua ma necessaria, potrebbe prendere a manifesto una frase di Luigi Einaudi, che punta le sue carte sulla parola "suolo": «La lotta contro la distruzione del suolo italiano sarà dura e lunga, forse secolare. Ma è il massimo compito di oggi se si vuole salvare il suolo in cui vivono gli italiani» ( Il Corriere della Sera, 15.12.1951). Dobbiamo ormai partire da una definizione operativa di paesaggio, passando dal paesaggio "estetico" (da guardare) al paesaggio "etico" (da vivere). Il nesso primario fra paesaggio e ambiente, «valore costituzionale primario e assoluto» secondo la Consulta, implica il forte legame fra tutela del paesaggio e tutela della salute, fisica e mentale. In questo quadro assumono nuova pregnanza e urgenza non solo lo spietato consumo di suolo, ma anche la spaventevole perdita di qualità dell' architettura in Italia e il declino dell' agricoltura, che del suolo è il miglior presidio; anche la trasformazione di uliveti e vigneti in distese di pannelli solari. Dobbiamo cercare anticorpi, come il riciclo delle architetture in disuso, a cui il Maxxi ha dedicato una mostra a cura di Pippo Ciorra, o le altre strategie di gestione virtuosa dei suoli di cui parla Gabriele Salari nel suo L' Italia diversa. Temi non di natura "estetica", ma legati alla salute, alla qualità del vivere, alla felicità e al benessere dei singoli e delle comunità, all' equilibrio economico e alla produttività. Alla radice, il dato essenziale è sempre lo stesso: l' idea di bene comune, la sua priorità sul profitto dei singoli. La necessità di operare oggi per il bene delle generazioni future

 
 

venerdì 7 settembre 2012

Salvatore Settis e l'orizzonte

Cos'è l'orizzonte per Salvatore Settis?
È l'orizzonte mutato drasticamente negli ultimi decenni e che ha spazzato via quello formatosi nei secoli all'insegna dell'equilibrio tra natura e cultura. Dobbiamo ripristinarlo. È l'orizzonte sbarrato dallo sguardo miope di chi crede solo nel profitto immediato a scapito del bene comune. Dobbiamo  investire sul futuro delle prossime generazioni . È l'orizzonte di campagne sacrificate al cemento. Dobbiamo cessare di sperperare un capitale insostituibile. Guarda il suo intervento, lo scorso mese di maggio, a "Quello che (non) ho".
Ortica
 

martedì 7 agosto 2012

Non solo cinema: il sottile filo rosso tra Venezia e Locarno

Cara Icchia, in questi giorni dove il Festival del cinema di Locarno è in pieno svolgimento e la polemica sulla nuova casa del cinema pure, mi sono imbattuta in un articolo di qualche giorno fa sulla svendita e sulla profanazione di Venezia a firma di Salvatore Settis. La riflessione di Settis prende spunto da tre episodi che hanno come protagonista (e come vittima) la città sulla Laguna. "Enormi navi da 40'000 tonnellate e oltre sfiorano ogni giorno Palazzo ducale", "Benetton compra il Fondaco dei tedeschi - prezioso edificio di primo Cinquecento ai piedi del Rialto - per farne "un megastore di forte impatto simbolico" - con sopraelevazione, mega-terrazza con vista sul Rialto e scale mobili -" e "Pierre Cardin vuol lasciare un segno in Laguna" costruendo a Maghera "un Palais Lumière, da un miliardo e mezzo (...) altro 140 metri in più del campanile di San Marco".
In tutti e tre i casi, i progetti oltraggiano la memoria storico-architettonica della città e, come si suol dire, anche questa volta Settis non le manda a dire. "La profanazione, anzi la visibiltà della profanazione, ha una forte carica simbolica, è uno statement di iper-modernità rampante e volgare" ed è accomunata dallo stesso ricatto nei confronti delle istituzioni: i soldi. "Senza le mega-navi, calano i turisti; per avere la mega-torre di Maghera e la mega-terrazza del Fondaco bisogna ubbidire al committente senza fiatare. E le istituzioni? Prone ai voleri del dio Mercato, sono pronte a tutto".
Nel nostro piccolo, Locarno - tuttora sprovvista di un elenco dei beni culturali protetti nonostante la Legge cantonale sui beni culturali risalga al 1997 - non è da meno: pur di non perdere i 10 milioni elargiti dalla fondazione Stella Chiara del magnate del cinema Martin Hellstern, è disposta a demolire senza alcuna remora il Palazzo delle ex scuole comunali.
Ortica

immmagine RSI.info





martedì 31 gennaio 2012

L'incubo del contabile e la mercificazione del suolo

Ascoltare o leggere gli interventi di Salvatore Settis è sempre un arricchimento. Le sue analisi sono lucide, le sue parole pesano come macigni, le sue riflessioni invitano a un ripensamento del nostro rapporto con il territorio.

Salvatore Settis da comunedeicittadini.it

In Italia - ma per certi versi anche da noi -  lo sviluppo economico basato essenzialmente sull'edilizia presenta alla lunga una fattura salatissima. "Il paesaggio italiano è fra i più devastati d'Europa.  A fronte di un incremento demografico nullo, abbiamo il più alto consumo di suolo d'Europa (...) eppure si continua a costruire". "Perché - si chiede l'autore di "Paesaggio, costituzione, cemento. La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile"  lo scorso dicembre su Repubblica - "non dare, invece, incentivi a chi riusa edifici abbandonati, anziché costruirne di nuovi? o a chi salva o incrementa l'uso agricolo dei suoli? Cura del suolo e riuso degli edifici abbandonati potrebbero innescare un processo virtuoso, assorbendo manodopera di un'edilizia comunque in crisi e allo sbando (anche da noi - la notizia è di ieri - appartamenti e residenze di lusso faticano ormai a trovare acquirenti)". Occorre sconfiggere "l'incubo del contabile", scrive citando l'economista britannico Keynes, cioè "il pregiudizio secondo cui nulla si può fare, se non comporta frutti economici immediati". (...)  Una "regola autodistruttiva di calcolo finanziario governa ogni aspetto della vita. Distruggiamole campagne- è Keynes che parla -  perché le bellezze naturali non hanno valore economico. Saremmo capaci di fermare il sole e le stelle perché non ci danno alcun dividendo".
Che altro aggiungere?  
Ortica

mercoledì 18 gennaio 2012

Salvatore Settis, le ecomafie, il paesaggio e la salute

"Nell'ambiente e nel territorio troppo spesso quello che prevale è la logica del profitto immediato di pochi. Dovrebbe prevalere la logica del bene comune di tutti che dura molto più a lungo". A dirlo è Salvatore Settis, ospite lo scorso 14 gennaio, di Fabio Fazio a "Che tempo che fa".
Da sempre strenuo difensore del patrimonio e del paesaggio, Settis ha messo all'indice chi dal paesaggio trae profitto a scapito non solo della sua bellezza ma anche nel totale disprezzo della salute di cittadini. "Il paesaggio non è soltanto bellezza ma anche salute fisica e mentale" ha dichiarato. "Paesaggio e ambiente sono una sola cosa: difendere il paesaggio vuol dire difendere l'ambiente, vuol dire difendere la salute dei cittadini". Una bella lezione di senso civico.
Ortica

giovedì 12 gennaio 2012

I ruderi e l'oblio

"La società che rifiuta e nasconde la morte non lascia tempo e spazio alla trasformazione della materia che invecchia".  Esordisce così, con queste parole vere e forti, Giancarlo Fornasier in un recente articolo dedicato ai ruderi, questi oggetti  indesiderati da una "visione distorta e menzognera dello sviluppo urbanistico". Ma sono spesso proprio i ruderi a possedere quella "carica emotiva" che fa difetto agli edifici banali e standardizzati che distinguono l'architettura speculativa di cui pullula ormai il territorio.

foto:Beberan.com

Eppure, il più delle volte, il destino di quegli edifici a volte impropriamente chiamati ruderi è segnato: anziché intervenire per ridare loro "una decenza formale ed estetica", si preferisce lasciarli cadere nell'oblio ("atto supremo del rifiuto", scrive Fornasier, "di cui il rudere è la più alta rappresentazione") per poi  abbatterli... con buona coscienza di tutti.  Eccetto -dico io- di coloro che nella memoria vedono un collante sociale, un valore portatore di civiltà. Non era forse Croce che affermava che il paesaggio è la memoria della Patria?  Ho ritrovato questa riflessione di Salvatore Settis, emblematica in proposito: 
"Non si tratta di difenderlo in quanto bello ma in quanto memoria. Un paesaggio sul Carso devastato della prima guerra mondiale non è bello ma merita di essere ricordato. Perdere la memoria collettiva di un Paese o di una città è esattamente come perdere la memoria individuale per un uomo".
Ortica

venerdì 2 dicembre 2011

Il cemento inghiotte la città e i luganesi non ci stanno più

È andato in onda Salviamo il salvabile! il servizio di Falò dedicato al ruolo delle associazioni dei cittadini contro la speculazione immobiliare che continua a cementificare crescenti fette di territorio. Una rete trasversale che coinvolge luganesi sempre più indignati - il termine è di moda, ma una ragione c'è - pronti a far sentire la propria voce, a scendere nelle strade, a raccogliere firme, a inoltrare petizioni per salvaguardare scampoli di territorio e di città dall'assalto delle ruspe. Ad ispirare il servizio, la lotta per la tutela di Gandria, Bré e Moncucco - emblematica di questo fermento civile.

Dal sito di Falò: foto tipress

E i politici sembrano finalmente prenderne atto, Giudici compreso. Inchiodato alle sue responsabilità dai risultati impietosi del sondaggio  di Falò - il 65,2% dei luganesi è favorevole al blocco delle costruzioni, l'80% pensa che si è costruito troppo e l'85,6% che si è demolito troppo -, il sindaco si è mostrato sotto una luce inedita: possibilista e aperto nei confronti della controparte, cosa impensabile ancora sino a poco tempo fa.... Politico di lungo corso e vecchia volpe della politica, G.G ha capito che nella "sua" città tira un'altra aria. Lugano vuole cambiare e lo dice forte e chiaro mobilitandosi contro le nefandezze perpetrate da chi, per dirla come Settis, considera il territorio alla stregua di una merce da occupare, prezzare e cannibalizzare.
Ortica

lunedì 10 ottobre 2011

Salvatore Settis, difesa del territorio e impegno civile

Cara Icchia,
non è un caso che abbia scelto per queste mie riflessioni lo stesso titolo del 26 settembre scorso. Tempo fa, stavo leggendo un'intervista a Settis, un'autorità in materia di salvaguardia di beni culturali e paesaggistici. Riporto alcune sue considerazioni, oggi più che mai d'attualità anche per la nostra realtà, e che rispecchiano -guarda caso- il medesimo impegno civile nei confronti del territorio che da sempre guida l'operato e il pensiero di Tita Carloni.
"Bisogna fare attenzione a quanto di capzioso si può nascondere in chi si scaglia contro una presunta ibernazione del paesaggio (...). Il paesaggio non va protetto perché estetizzato, ma perché portatore di valori civili, garante della vita associata. È il filo che lega esperienze sociali,, delle classi ricche e colte e delle persone umili, a cominciare dai contadini".
E prosegue: 
"È saltato l'equilibrio città-campagna. La campagna è invasa dalla città, ma non è diventata città e non è più campagna. Si è posto il mercato al di sopra di ogni altro valore e lo spazio sociale, che era carico di senso, è stato travolto dal meccanismo consumistico di una  violenta rottamazione, è diventato esso stesso una merce, vale non perché possiamo viverlo, ma solo in quanto può essere occupato, prezzato, cannibalizzato".
Le conseguenze sono devastanti. Ma per Settis c'è ancora speranza.
"Il degrado di cui parliamo è parte di un degrado che investe le regole del vivere comune. E l'opposizione cresce. Ovunque sorgono comitati di cittadini, che scavalcano la mediazione dei partiti, attivano forme di rappresentanza nuove, acquistano competenze, manifestano, vanno al Tar e vincono. Si muovono con passione e abilità politica. Il paesaggio rappresenta una cartina di tornasole, un test per intendere come il cittadino vive se stesso in rapporto all'ambiente e alla comunità che lo circondano".
Le parole di Settis non hanno bisogno di altri commenti.
Ortica

mercoledì 7 settembre 2011

Assalto al paesaggio e degrado morale

"Le uniche ricchezze che abbiamo, il paesaggio, i siti archeologici, i musei, i borghi medievali, la bellezza sono sotto attacco. Un incubo culturale, un'angoscia economica". Sono parole tratte dal sito della Rizzoli a presentazione di  "Vandali. Assalto alle bellezze d'Italia" pubblicato da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo presso l'omonima casa editrice.  Un libro che si vuole esempio di giornalismo civile, "serrata denuncia di uno scempio"  su cui Salvatore Settis si è espresso in questi termini:
"Degrado morale e civile, paralisi della politica, disprezzo della cultura sono aspetti complementari di uno stesso declino. Il disastro del paesaggio e dei beni culturali ne è potente metafora e sintomo macroscopico" scrive. E ancora: "Si sta finalmente destando la coscienza dei cittadini?".
Fortunatamente sì. Lo testimoniano in Italia come da noi, le varie associazioni nate in difesa del territorio.
Ortica

mercoledì 15 giugno 2011

I tre concetti di Dacia Maraini

Cara Icchia,
è anche nelle sue prese di posizione sul paesaggio - "il grande malato d'Italia" (e non solo) - che si riflette l'impegno civile di Dacia Maraini. Leggevo proprio ieri: "Dovunque ci si volti, si trova che il cemento cresce e diminuiscono l'erba, la terra, l'acqua e in libertà". Quasi, dico io, che la cementificazione sia l'unica via d'uscita alla crisi economica, nell'ottica sorpassata - lo dice Settis - della "retorica dello sviluppo"  promossa da quei cementificatori i quali  - lo dice Maraini - "nella convinzione che ogni filo d'erba costituisca un impedimento al guadagno, non riescono mai a rivolgere uno sguardo verso il futuro". "Le gettate di cemento non risolvono la questione,  anzi l'aggravano", in quanto all'origine di squilibri e disastri ambientali. Il prezzo da pagare? Elevato, poiché i costi ("un mucchio di denaro") vanno a gravare su tutta la comunità. Non solo: "L'equilibrio storico tra popolazione e territorio è già compromesso o sul punto di collassare"  scrive, citando a sua volta Franco La Cecla. Non è così anche da noi? Il rimedio, per Dacia Maraini, sta in tre semplici concetti: meno pretesa di dominio degli uomini sulla natura, meno speculazione, meno voracità.
Ortica

venerdì 27 maggio 2011

Per un PR della vivibilità

Cara Icchia,
il dibattito sulla salvaguardia del bello lanciato dal Corriere del Ticino, la partecipazione dei lettori,  a volte luganesi residenti all'estero,  testimonia di quanto sia sentito il problema e di quanto sia urgente porre fine al degrado del territorio.  In proposito,  mi sembrano degne di nota le considerazioni del consigliere comunale Giordano Macchi che, senza mezzi termini, indica nell'attuale Piano Regolatore la causa di tanti squilibri. "Forse -scrive Macchi sul CdT del 25 maggio- è ora di pensare a un'iniziativa più incisiva: la riforma totale del Piano Regolatore, che dovrà essere accompagnata da indirizzi chiari e di rottura con l'attuale impostazione". La città ha seguito sinora una crescita quantitativa a scapito di una crescita qualitativa che ha portato all'imbruttimento del tessuto urbano, alla sua cannibalizzazione da parte -secondo un'espressione di Settis- "del partito del cemento, invadente e trasversale". Benvenga quindi una revisione del PR come quella auspicata da Macchi "diminuendo gli indici, aumentando le linee di arretramento, lasciando spazi per viali alberati...". Insomma, benvenga un PR "della vivibilità".
Ortica