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giovedì 10 marzo 2016

Alberi e patrimonio a rischio: appuntamenti da non perdere


Riceviamo  e pubblichiamo volentieri una serie di appuntamenti dedicati alla tutela dei nostri alberi , del nostro patrimonio e del nostro ambiente. Segnateveli.
Iniziamo con il primo. In calendario l'11 marzo (ore 20'00) all'Auditorio dell'USI vedrà protagonista Maurizio Pallante, fondatore della decrescita felice. A Lugano presenterà il suo nuovo libro "Destra e sinistra addio".
Sabato 19 marzo Nicola Schoenberger, biologo, propone un trekking urbano dedicato alla scoperta degli alberi monumentali -quei pochi rimasti, aggiungo io- di Lugano. L'appuntamento, e come poteva essere altrimenti, è alle 14'00 presso la sequoia gigante di Riva Caccia, davanti a Villa Malpensata.
Mercoledì 23 marzo, sempre all'auditorio dell'USI, sarà la volta della conferenza "una città senz'alberi è morta", di Daniele Zanzi, agronomo e esperto di arboricoltura urbana che parlerà di esperienze e obbiettivi della gestione conservativa degli alberi urbani. Inizio alle ore 20'00.
Per concludere in bellezza, sabato 26 marzo alle 14'00 si parte alla scoperta degli edifici a rischio di demolizione, altro trekking urbano guidato dall'architetto Benedetto Antonini che metterà in evidenza come la scomparsa del patrimonio architettonico di una città vada di pari passo con il rischio di perdita di identità da parte dei cittadini che la abitano. L'appuntamento è per le 14'00 al Piazzale di Besso, dove è in corso di demolizione due vecchi edifici (nonostante l'ISOS: ne abbiamo parlato). 
Rimgraziamo Melitta Jalkanen per le segnalazioni!

Ortica

mercoledì 11 febbraio 2015

Mendrisio e cedri di Palazzo Turconi: perché tanta fretta?


La fretta con la quale sono stati abbattuti i due cedri sul cantiere del futuro Teatro dell'Accademia, fretta che -avevamo denunciato- aveva persino indotto il municipio a rilasciare l'autorizzazione al loro taglio in barba all'interpellanza sulla loro sorte, sta sollevando qualche interrogativo.

In proposito, ha preso posizione il gruppo Insieme a Sinistra: "I cedri secolari dietro i Capuccini sono stati abbattuti senza pietà, prima ancora che il Municipio rispondesse all'interpellanza presentata dai Verdi. E' sconcertante! Insieme a Sinistra ritiene questo modo di procedere profondamente irrispettoso e lesivo del funzionamento della democrazia. Il Legislativo, chiamato a svolgere il suo fondamentale ruolo di vigilanza, è stato scavalcato. Mentre ai due cedri è andata molto peggio. Come minimo ci saremmo aspettati una sospensione dei lavori e una risposta durante la prosssima seduta del Consiglio Comunale, il 23 febbraio".

Come mai tanta fretta? si chiede ancora Insieme a Sinistra. La domanda è più che lecita e merita una risposta. Aspettiamo con impazienza. 

Ortica

martedì 10 febbraio 2015

La fine ingloriosa dei due cedri di Palazzo Turconi

26 gennaio 2015: inizio dei lavori sul cantiere del futuro teatro dell'architettura di Mendrisio. 9 febbraio 2015: le motoseghe entrano in azione e abbattono i due maestosi cedri che si ergevano sul retro dell'ex Ospedale Beata Vergine. Tra le due date, un'interpellanza dei consiglieri comunali verdi Tiziano Fontana e Claudia Crivelli-Barella. Rimasta inevasa.  Tale fretta non fa onore né al municipio di Mendrisio e nemmeno all'Accademia di Mendrisio, nonostante il pronto rammarico espresso per l'intervento. Che, cela va-de-soi, a suo avviso era inevitabile. Il cantiere -si è giustificata- avrebbe accelerato la fine di uno degli alberi già morente e compromesso l'altro, troppo vicino al primo per sopravvivere. Alberi centenari sacrificati sull'altare della prevista riqualifica dell'area, riqualifica il cui significato, tuttavia, differisce profondamente da quello attribuitole da Tiziano Fontana. E ha fatto bene a puntualizzarlo:"I veri architetti rispettano profondamente il contesto in cui inseriscono le loro opere e proteggono il patrimonio storico e naturalistico per il suo valore culturale e civile".

Altrettanto amareggiata Claudia Crivelli-Barella, di cui riproduciamo integralmente l' intervento sul portale "ticinonews":

“Ti auguro di vivere in tempi interessanti” era nell’antica Cina una maledizione, essendo definiti interessanti i tempi di guerre e delle carestie che ne facevano seguito…Anche noi viviamo in tempi interessanti, viene da pensare girando per le strade intasate dal traffico, e senza rispetto per niente e per nessuno che non siano i temporanei interessi economici dell’ultima impresa in corso, etichettata con la sigla di moda che varia da “valore aggiunto” a “eco” a “cultura”: sigle vuote alle quali ci hanno abituati decenni di pubblicità intese solo ad incrementare i profitti.In un’altra cultura, differente dalla nostra, il Giappone, si usava onorare gli alberi come testimoni di un Tempo sacro al quale l’umano si inchinava. È ancora usanza compiere dei giri attorno ai grandi alberi secolari, riflettendo sulla propria vita e augurandosi che ogni anello fatto benedica ciascuno degli anni che restano da vivere sulla terra.

Da noi, gli alberi si tagliano appena danno fastidio. Si dice che sono malati, e certo che lo sono: incurie, costruzioni selvagge, inquinamento, disamore…anche i bambini e gli anziani non se la passano bene, e tutti noi nel mezzo arranchiamo in qualche modo.Ho un nodo alla gola oggi, guardano le fotografie dei cedri abbattuti vicino a Palazzo Turconi, e passerò per un ultimo saluto quando scenderà sera. Non voglio scagliare improperi e maledizioni, ma non intendo neppure per ora ascoltare le spiegazioni che già conosco, le stesse usate per gli altri alberi abbattuti per far posto al cemento che avanza. Mi inchino alla loro storia, e li ricorderò finché avrò vita, temendo che i bambini che ora stanno crescendo non potranno ricordare una Mendrisio dove ancora esistevano alberi maestosi.

Gli alberi non votano, non hanno valore commerciale, non sono importanti. Per alcuni. Per me, come era per gli antichi druidi ma anche per le persone che incontro e che piangono per la sofferenza degli alberi, la loro scomparsa è un dolore fisico.

Non ho molto da aggiungere, eccetto un suggerimento ai promotori della "Residenza ai Cedri" di Via Turconi 2 la cui consegna è prevista nel giugno di quest'anno. Siete ancora in tempo per trovarle un nuovo nome. "Residenza agli ex cedri" sarebbe più azzeccato.

Ortica


domenica 8 febbraio 2015

Il teatro dell'Accademia e i due cedri monumentali a rischio



A chi mai verrebbe in mente di abbattere due monumenti della natura come questi? 

immagine:"La Regione"

Eppure, questi due magnifici cedri potrebbero fare una brutta fine per il solo torto di intralciare il cantiere per l'edificazione del teatro dell'architettura, progetto promosso e voluto dall'Accademia  d'architettura di Mendrisio. A denunciarlo, due consiglieri comunali verdi di Mendrisio (Tiziano Fontana e Claudia Crivelli Barella)  in un' interpellanza  ripresa da "La Regione". Dal momento che il comparto - sottolineano- , è catalogato dall'ISOS (Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere) quale obbiettivo di salvaguardia A, i due alberi sono tutelati o inventariati nel piano del paesaggio?

Abbiamo spesso parlato di alberi. Gli alberi meritano di essere salvaguardati alla stessa stregua del nostro patrimonio, poiché  parte della nostra storia e della nostra memoria collettiva. Chi non ricorda la vasta ondata di indignazione sollevata a suo tempo dal ventilato abbattimento dei cedri della clinica Moncucco? E come non pensare all'interrogazione  di qualche anno fa al Municipio di Lugano -battezzata  significativamente "Gli alberi sono di tutti e dunque nessuno se ne occupa?"- che sollevava il problema dell'inutile messa a rischio degli alberi durante i lavori sui cantieri pubblici e privati? Una fra le tante, che in questi ultimi anni e a scadenze regolari mettevano all'indice la scarsa tutela del verde cittadino e sottolineavano la necessità di difendere il patrimonio botanico da interventi scriteriati e abbattimenti discutibili.

Da anni, gli alberi sono sotto tiro. Eppure  un regolamento del verde pubblico è rimasto lettera morta malgrado i reiterati appelli dei verdi luganesi. Benvengano, perciò, interventi come quelli di Tiziano Fontana e Claudia Crivelli Barella volti a preservare, anche a Mendrisio, "un angolo prezioso di verde pubblico".

Ortica

martedì 19 agosto 2014

Palazzo Turconi sotto la cupola di Palazzo federale


Si direbbe una telenovela, ricca di colpi di scena, se non fosse che ad essere protagonista del dramma è Palazzo Turconi (ex ospedale della Beata Vergine) a Mendrisio, oggetto di lite tra l'Accademia di architettura -che ne progetterebbe la copertura- e la STAN - più che mai decisa ad impedire lo snaturamento della sostanza architettonica dell'edificio. Dopo essersi già appellata alla Commissione federale dei monumenti storici - denunciando come il progetto caldeggiato dall'Accademia non terrebbe in considerazione  nè la tutela su piano cantonale nè la sua iscrizione nell'Inventario Isos quale bene degno di conservazione integrale- la Società ticinese per l'arte e la natura ha deciso di interpellare niente di meno che il Consiglio federale. La STAN non ci sta: la copertura della corte interna dell'edificio (progettato dall'architetto Luigi Fontana tra il 1853 e il 1860) minaccia un bene inventariato su mandato della Confederazione: per la sezione ticinese di Heimatschutz è inamissibile che all'origine del progetto sia l'Accademia stessa quale beneficiaria degli aiuti federali! Di certo la STAN non ha mancato di tempismo e approfittando della visita del Consiglio federale a Lugano ha diffuso a mezzo stampa il suo appello ai consigliere federali Alain Berset e Johann Schneider-Amman. Mossa azzeccatissima! Per approfondire l'argomento, rinviamo al dossier Palazzo Turconi sul sito della Società per l'Arte e la Natura.

Ortica

domenica 15 giugno 2014

Gestione del verde urbano: un problema urgente e condiviso

Vi propongo alcuni stralci di un articolo sulla gestione del verde pubblico da parte dei comuni apparso lo scorso maggio sull forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio. L'articolo schizza una realtà che presenta numerose analogie con la nostra:  l'inadeguatezza della gestione e della cura del nostro patrimonio verde è al centro di accese controversie anche da noi. Ultima in ordine di tempo, quella sul taglio di alcuni ippocastani di Viale Castagnola a Lugano, rimesso in discussione a taglio avvenuto da Harry Heber, un addetto del settore.  A interrogarsi sui criteri che guidano la gestione delle risorse alberate della città e del territorio non sono soltanto sempre più numerosi  cittadini, impotenti davanti  a eliminazioni non sempre indispensabili, spesso discutibili e che stanno pesantemente depauperando il nostro territorio, ma addirittura alcuni addetti ai lavori: Nicola Schönenberg in primis, e, lo scorso 11 giugno, Harry Heber (autore di uno scritto uscito sul CdT che trovate in calce).

" Il verde orizzontale e verticale nelle sue diverse tipologie ( alberi, arbusti, prato ecc.), svolge un ruolo non indifferente per la qualità della vita dei cittadini in grado di fornire  “servizi ecositemici” quali:

servizi di approvvigionamento (cibo, legno, minerali, principi attivi per la farmacopea e composti chimici naturali, carburanti fossili)

servizi di regolazione (filtraggio e la potabilizzazione dell'acqua, la decomposizione dei prodotti di scarto, la regolazione del clima e della qualità dell'aria),

servizi culturali ((attività ricreative, culturali, turistiche, estetiche e spirituali) 

L'articolo continua

"La maggior parte dei comuni è priva di un regolamento del verde urbano, il verde è materia dei lavori pubblici con figure professionali non adeguate, mancano strumenti di pianificazione quali piano del verde, censimento del patrimonio arboreo, le risorse finanziarie sono quasi sempre residuali e non strategiche.

Conclusione?

"Occorre superare al più presto quel limite culturale presente tra numerosi pianificatori, urbanisti e progettisti nonché tra la maggior parte degli amministratori locali, che utilizzano il verde unicamente come elemento di arredo, mentre la scienza ci dice che le piante perenni ed in modo particolare la vegetazione persistente hanno un ruolo importante nel migliorare la qualità dell’aria, nel ridurre l’anidrite carbonica e gli altri gas serra".

Ortica


Di seguito lo scritto  con il quale Harry Herber contesta l'urgenza dei tagli eseguiti ad alcuni ippocastani di Viale Castagnola. Le sottolineature sono nostre:

"(...) Già in precedenza per curiosità mossa dal mio essere giardiniere avevo fatto un sopralluogo constatando che delle piante destinate alla morte solo due (e precisamente i numeri 40 e 72) erano realmente malmesse. Per le altre, il taglio non era una necessità impellente. Comprensibilmente già un notevole numero di cittadini si era schierato contro la sentenza di morte, se non erro oltre un migliaio; il problema della sostituzione globale delle piante secolari era legittimo, ma dopo un’attesa ultracentenaria l’intervento di venerdì 30 non era certamente urgente. Cosa bisognava fare per salvare capra e cavoli? Intervenire solo sui numeri 40 e 72 accorciando i rami squilibrati; sugli altri ippocastani destinati alla fine praticare una sfrondatura di alleggerimento della chioma senza però intaccarne la forma per evitare che forti raffiche squarciassero la «galleria del vento» vegetale che si sarebbe venuta a creare. So bene che gli esperti consigliano di non effettuare potature sugli ippocastani in generale; ma in certe situazioni pur di prolungare la vita degli stessi si può tentare di infrangere certe regole. Pensate che la pianta numero 40, in condizioni notoriamente difficili, all’interno del suo tronco sofferente aveva generato ben 12 polloni tutti sani! Dopo un mio secondo sopralluogo i dieci ceppi spianati nell’aiuola spartitraffico ora testimoniano che 4 erano in stato precario, 4 in discrete condizioni e due ancora in salute. Adesso, accorciatosi il viale alberato, si è creata un’apertura ove i venti a volte perfidi imperverseranno (e lo stesso potrà accadere all’altezza dello spazio creatosi dopo il numero 72). Se si fosse agito come spiegato sopra ciò non sarebbe accaduto e si sarebbe dato un segnale di rispetto nei confronti di quei cittadini che avevano firmato contro l’abbattimento delle piante! Durante la mia lunga attività professionale mi è capitato diverse volte di effettuare interventi come quelli esposti e senza voler tirare acqua al mio mulino, quasi tutti hanno avuto successo forse perché li ho effettuati con amore e rispetto verso la natura. Una cosa dall’esame dei ceppi rimasti sul campo di battaglia mi pare evidente: le condizioni di salute degli alberi restati non è così drammatica e dunque auspico si possa pensare con maggiore calma al «dopo castagni d’India». Il famoso imperatore romano Ottaviano affermava: «avanziamo adagio»; noi ci dobbiamo accontentare dell’adagio della «gattina frettolosa...». Quindi, caro Municipio, chi va piano va sano e va lontano!
Harry Herber, giardiniere"



venerdì 30 maggio 2014

Riflessioni di Melitta Jalkanen su Viale Castagnola

Pubblichiamo anche noi la presa di posizione di Melitta Jalkanen sul taglio di alcuni ippocastani di Viale Castagnola previsto oggi. Ricordiamo che il comitato "Salviamo gli alberi di Lugano" -che per primo si è battuto per la salvaguardia dell'integrità del viale alberato - è ancora attivo sulla pagina Facebook "Diamo voce ai luganesi" e accoglie le segnalazioni di tutti i cittadini preoccupati della triste sorte del patrimonio verde sempre più minacciato della nostra città.

Ortica



"Per il Municipio è difficile prendere le decisioni per noi. Se spendono i nostri soldi, li critichiamo. Se non li spendono, pure, perché ci tagliano i servizi. Se tagliano un albero, li critichiamo, ma se l'albero cade e fa danni, pure.
Riteniamo però che chi ha avuto il coraggio di accettare di governare la nostra città, dovrebbe avere il coraggio, la saggezza, il senso delle proporzioni, per distinguere tra pericoli e pericoli, tra benefici e benefici.
Nel caso di Viale Castagnola, il Municipio ha accolto la richiesta, firmata da più di 2'500 persone, di una perizia esterna. Anche Lugano comincia a muoversi nella direzione delle altre città dove si riconosce che gli alberi sono un valore da curare, non un rischio da combattere.  La dendrologa basilese ha identificato nove alberi troppo compromessi, quindi da tagliare. I Verdi accettano questa decisione, presa con competenza tecnica e trasparenza verso i cittadini.
Quando invece ci sono altri motivi, non di stabilità degli alberi e sicurezza delle persone, per il taglio di alberi e l’asfaltatura di spazi verdi, sarebbe una buona cosa se il Municipio ci informasse. Forse, se i cittadini sono informati, saranno d'accordo. Ma è un brutto sentimento, percepire che non ci viene detto tutto, e non sapere perché. Invitiamo il Municipio a comunicare di più, in modo semplice e diretto e a basso costo. A Zurigo appendono cartoncini plastificati sugli alberi che si intendono tagliare, con le motivazioni, e lo fanno con anticipo. Il comitato «Salviamo gli alberi di Lugano», con i 2'540 firmatari, sarebbe un ottimo intermediario tra Municipio e cittadini.
Il progetto del Municipio era di tagliare tutti i 73 ippocastani dello storico e monumentale Viale Castagnola (una cifra inclusa nel totale di 163 alberi da tagliare sul territorio comunale). La motivazione era che gli alberi sono malati e pericolosi. Grazie al sollevamento dei cittadini, e la richiesta di una perizia particolareggiata, è stato appurato che sono solo nove gli alberi a rischio.
Questo dimostra che il Municipio aveva inizialmente agito in modo superficiale e che manca una specifica sensibilità verso valori che per i cittadini sono importantissimi.
Chiediamo di rivedere questo atteggiamento e prendere le misure necessarie perché ogni operatore della città abbia un’altra consapevolezza di fronte al verde pubblico. Troppi alberi anche centenari o protetti sono stati tagliati senza valide motivazioni e questo non dovrebbe più succedere. 
Nel caso di Viale Castagnola il Municipio ha dovuto prendere atto della pressione dei cittadini. Speriamo vivamente che in futuro cerchi di coglierne in anticipo le preoccupazioni e non soltanto di illustrare decisioni già prese, come è avvenuto. Se i luganesi non avessero difeso il loro viale, a quest’ora non ci sarebbe più. Con una perdita inestimabile per tutti noi."


Melitta Jalkanen, consigliera comunale verde 

domenica 2 febbraio 2014

Riuscita la petizione a difesa degli alberi di Lugano!


Gli alberi non hanno unicamente un valore emozionale: in una città a vocazione turistica ogni albero è un investimento da curare con grande attenzione.

Gli alberi non sono semplice arredo urbano come panchine o lampioni che si possono spostare, buttare e facilmente rimpiazzare.

Gli alberi hanno un valore intrinseco, in ogni fase della loro vita, e noi come cittadini chiediamo che vengano salvati e difesi.

Oltre 2100 le persone hanno condiviso le richieste della petizione di "Salviamo gli alberi di Lugano" dando voce con la loro firma a chi voce non ha: gli alberi. La petizione sarà consegnata al municipio martedì 4 febbraio alle ore 11. Chi avesse ancora delle firme può inviarle a: Comitato Salviamo gli alberi di Lugano! c/o T.Merlo, via Torricelli 35, 6900 Lugano o portarle all'incontro di martedì.


Ortica

mercoledì 29 gennaio 2014

In difesa del verde di Collina d'oro

1023 firme in poco più di tre mesi per esprimere scontento e preoccupazione di fronte alla crescente fame di cemento che minaccia il verde della Collina d'oro. Le firme - leggiamo nel comunicato inviatoci - sono state state consegnate oggi. Dopo la mobilitazione a favore della salvaguardia dell'ex parco della Casa rossa di Hermann Hesse, la petizione promossa da un gruppo di abitanti del comune è emblematica del malessere della popolazione. Tuttavia, quello che può essere visto come un segnale preoccupante - la consegna, nel Luganese, dell'ennesima  petizione a difesa del territorio-  è al tempo stesso l'indizio rallegrante del crescente coinvolgimento dei cittadini a difesa del territorio in cui vivono.  Non c'è quindi da stupirsi che - cito - "la petizione ha ricevuto il sostegno spontaneo di alcuni residenti di Bré, dove opera sullo stesso fronte il gruppo Uniti per Bré, a dimostrazione della solidarietà esistente fra gruppi di cittadini che si mobilitano contro l'uso sconsiderato del territorio, gruppi sempre più numerosi e attivi in tutto il Cantone". A proposito di solidarietà: avete firmato la petizione "Salviamo gli alberi di Lugano"? 

foto tratta dal sito "Voce ai Luganesi"

Ortica

domenica 12 gennaio 2014

Salviamo gli alberi di Lugano: la raccolta di firme prosegue


Cari amici degli alberi,  la raccolta firme della petizione "Salviamo gli alberi di Lugano" destinata al municipio di Lugano prosegue! I promotori prevedono di consegnare le firme in Comune durante la seconda metà di gennaio. I formulari della petizione sono ottenibili al Punto città in Via della Posta, sono scaricabili dalla pagina facebook “Voce ai Luganesi” o presso Tamara Merlo 076 529 56 28.

Ortica

 
Tu che passi e alzi la mano verso di me
ascolta prima di ferirmi.
Io sono il calore del tuo cuore nelle fredde notti d'inverno,
l'amichevole ombra che ti ripara dal sole estivo.
I miei frutti sono sorsi rinfrescanti che calmano la tua sete
quando sei in viaggio.
Io sono l'architrave della tua casa,
le assi del tuo tavolo, il letto sul quale giaci,
il fasciame della tua barca.
Io sono il manico della tua zappa
e la porta della tua casa,
il legno della tua culla
e il guscio  della tua ultima dimora.
Io  sono il dono divino
e un amico per l'uomo.
Tu che passi vicino ascolta la mia preghiera...
Non ferirmi.
(Anonimo medioevale)

venerdì 6 dicembre 2013

Il valore degli alberi: le riflessioni di Paolo Fumagalli


C'è più di una ragione per riflettere prima di abbattere un albero. L'albero contribuisce alla nostra qualità di vita rendendo l'aria più salubre e l'ambiente più bello. Ha un valore economico ma anche storico e identitario. Allo stesso modo in cui ci siamo sentiti orfani quando sono stati tagliati i platani di piazza Castello, come ci sentiremmo senza la doppia fila di ippocastani di Viale Castagnola? L'alberatura di piazza Castello connotava l'identità di Lugano tanto come quella di Viale Castagnola.
A sua difesa è ora sceso in campo anche l'architetto Fabio Fumagalli che, in uno scritto pubblicato ieri dal CdT, ha ribaltato l'approccio con cui valutare se tagliare o meno un albero. Non si dovrebbe, scrive, "valutare per prima cosa quale albero è ammalato, ma al contrario considerare in primo luogo il valore del singolo albero, la sua importanza per la città, per lo spazio urbano, per la storia, per il cittadino e la memoria e l'identità. Solo allora, solo dopo aver compreso e valutato il pregio, si potrà decidere - se fosse ammalato o pericolante - se occorre abbatterlo oppure se è meglio prodigarsi per salvarlo oppure ancora reciderne soltanto una parte".  

Piazza Castello, Viale Castagnola, il lungo Cassarate: sono gli alberi a farne ciò che sono. "Luoghi urbani il cui valore spaziale risiede proprio e solo negli alberi che li qualificano". Allora pensiamoci bene prima di procedere all'abbattimento di alberi che hanno accompagnato la vita di  generazioni di luganesi. Un tempo avevamo il Parco Ciani ma i tagli ripetuti nel tempo "di molti maestosi esemplari -  conclude Fumagalli - ha ridotto il parco a un giardino, il Giardino Ciani". Condividiamo.

Ortica

venerdì 29 novembre 2013

Lanciata petizione a salvaguardia del verde pubblico luganese

Abbiamo appena ricevuto da Tamara Merlo (rappresentante dei Verdi in Consiglio Comunale) la segnalazione del lancio di una petizione a salvaguardia del verde pubblico a Lugano. La petizione sarà scaricabile a partire dalle 18'00 di questa sera dalla pagina Facebook Voce ai luganesi. Domani, sabato, il comitato promotore allestirà una bancarella in piazza Dante per la raccolta delle firme.

Diamo voce ai nostri amici alberi: "Se per gli ippocastani di Viale Castagnola pare che ci sia speranza - scrive Tamara Merlo - non altrettanto fortunati sono gli alberi delle altre zone della Grande Lugano: a Pian Casoro gli operai comunali sono già pronti a mettere in funzione le motoseghe".

Ortica

Viale Castagnola è un bene protetto ma la municipale non lo sapeva


Ribaltone al cardiopalma per una cinquantina di ippocastani di Viale Castagnola: dati per spacciati a inizio settimana, sono stati graziati due giorni dopo a seguito dell'intervento provvidenziale di Adriano Censi, presidente della Commissione cantonale Beni Cantonali. Il "restyling" di Viale Castagnola era stato annunciato nell'ambito del rinnovo dell'alberatura prevista dal Verde pubblico del Dicastero dei servizi urbani, misura da attuare tra il 2013 e il 2015. Quello che è increscioso è che nè la municipale Zanini-Barzaghi, responsabile dell'Area costruzione e servizi pubbici, nè Roberto Bolgé, responsabile della sezione Verde pubblico, erano al corrente che quegli alberi non si potevano toccare poiché protetti dallo stesso PR di Lugano.

All'indomani della notizia dei previsti interventi di "rinnovo" dell'alberatura di Viale Castagnola, ecco la reazione immediata dei Verdi che denunciano i ripetuti attacchi al patrimonio botanico della città e sottolineano come Bolgé non sia nuovo a questo tipo di modus operandi: "prima si taglia, e poi  magari si valuta". Il riferimento è a tagli avvenuti in passato di piante ultracentenarie risultate poi perfettamente sane. Il caso più clamoroso: il taglio di una pianta secolare al Parco Ciani nell'estate 2013.  Eppure, sottolineano i Verdi, gli alberi secolari sono patrimonio dei cittadini di Lugano alla stessa stregua - aggiungiamo noi - del patrimonio architettonico delle vecchie ville luganesi. 
 
I Verdi non perdono tempo e prima che Censi intervenga e in un'interrogazione sottoscritta da cinque altri consiglieri comunali (4 PLR e 1 PPD) chiedono una perizia indipendente: vogliono sapere se e quali alberi siano davvero da abbattere.  Ora, dopo il provvidenziale intervento del presidente della commissione cantonale Beni culturali,  gli alberi storici destinati all'abbattimento nell'ambito delle misure di rinnovo dell'alberatura cittadina sono passati da 163 a 109.  I 52 ippocastani graziati -"un patrimonio cresciuto in quasi un secolo e capace di generare plus-valore ancora per decenni"- erano stati messa a dimora negli anni 1930. Prendere coscienza di questo patrimonio verde ancora disseminato nel tessuto urbano è ora un atto dovuto: nei confronti della cittadinanza tutta ma anche di quella che verrà.

"Diventa grande quella nazione dove gli anziani piantano alberi della cui ombra non godranno mai, cosa sarà di quelle nazioni dove i giovani tagliano gli alberi della cui ombra hanno già goduto!". Questo proverbio greco accompagnava lo scritto di Marusca Andreoli, giovane giardiniera di 28 anni, indirizzato lo scorso maggio all'Ufficio dei servizi urbani. Nello scritto, Marusca esprimeva il suo disappunto e la sua meraviglia per la scarsa considerazione dimostrata nei confronti del patrimonio botanico della città: "Si taglia, si sradica si abbatte, si costruisce sopra...". Gli alberi non possono parlare: diamo loro voce, come abbiamo dato voce alle vecchie ville minacciate dall'avanzata delle ruspe e del cemento. Glielo dobbiamo poichè - come scrive ancora Marusca Andreoli - "gli alberi non fuggono di fronte al pericolo, non si lamentano quando vengono mutilati e sono capaci di morire con grande dignità".

Da Pathopolis, Tita Carloni e il "metrobosco" di Milano
 
Ortica

mercoledì 27 febbraio 2013

Analogie

"Da anni i Verdi (e non solo) avvertono il Municipio che i criteri usati dalle casalinghe alla caccia dell'ultimo atomo di polvere in salotto non sono adatti alla gestione degli spazi verdi (...) Eppure si va avanti, imperterriti, nella distruzione. E con mezzi sempre più pesanti. Nel caso del sentiero di Gandria, quando veniva gestito da un comune povero, era un luogo di grande attrattiva nazionale e internazionale. Dacché l'intero dispiegamento dell'apparato bellico della Grande Lugano è orientato a "fare pulizia", c'è un si-salvi-chi-può. La flora, purtroppo, non ha scampo, ma la fauna e i turisti fuggono".

I consiglieri comunali verdi Melitta Jalkanen e Gianni Cattaneo sono preoccupati per la cattiva gestione del verde urbano della grande Lugano e lo fanno sapere  In un'interrogazione presentata al municipio denunciano l'eccesso di zelo messo in atto per la manutenzione del sentiero di Gandria. Un sito naturalistico unico per la ricchezza delle specie vegetali, alcune delle quali rare e protette. Maneggiare con cura, verrebbe da dire, anche perché la zona del sentiero di Gandria è inserita nell'Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d'importanza nazionale.
 
Interventi discutibili, eccessivi, poco attenti e dannosi per la biodiversità come il ricorso al decespugliatore e ad erbicidi: un vero attentato al patrimonio naturalistico, nonostante le ripetute segnalazioni per la messa in guardia contro una gestione poco oculata del verde. Ma in municipio sembra aver preso piede l'abitudine di optare per la banalizzazione del paesaggio: a Gandria si distruggono piante rare a favore di una vegetazione ordinaria, a Lugano si favorisce la crescita di un'edilizia dozzinale distruggendo oggetti unici. Il risultato, purtroppo,  è identico: l'imbruttimento del territorio.
 
Ortica

giovedì 29 marzo 2012

Ridiamo ossigeno a Villa Ciani

Il Palazzo dei congressi ha fatto il suo tempo, è giunta l' ora di ridare il giusto spazio a Villa Ciani e al suo parco!  Nel 1967, quando fu edificato, si era in tempi di fermento edilizio e per la sua realizzazione non si esitò a sacrificare le scuderie della villa.  

foto da Tio.ch
Oggi, probabilmente, alla luce dell'attuale dibattito sulla salvaguardia del patrimonio, una simile opzione non entrerebbe nemmeno in considerazione. Ma ora si raccolgono i cocci  di scelte discutibili fatte in nome del  "progresso". Come sottolinea Giordano Macchi, primo firmatario della mozione "Rivalutiamo Villa Ciani", "per una volta, in una città dove settimanalmente vengono tolti degli spazi per costruire, si potrebbe fare il contrario, ponendo riparo a uno sfregio che era stato fatto al Parco Ciani". Come non dargli torto? Tanto più che  alla luce del futuro sviluppo di Lugano - si legge nella mozione -  il Polo culturale Lac e il nuovo centro congressuale alberghiero del Campo Marzio costituiranno "due importanti poli di riferimento, complementari e perfino sinergici".  E non da ultimo, la demolizione del Palacongressi contribuirà a valorizzare piazza Castello e piazza Indipendenza.
Ortica

martedì 27 marzo 2012

Il Ticino di nuovo bacchettato da Bernhard Furrer

Cara Icchia,
in materia di salvaguardia del territorio e del patrimonio noi ticinesi siamo gli ultimi della classe. Il giudizio - severo -  è quello di Bernhard Furrer che in una lunga intervista al blog di Villa Argentina ci rimanda un'immagine del nostro cantone davvero desolante.
È vero che negli ultimi 40 anni in tutta la Svizzera  lo sviluppo urbano ha conosciuto un'accelerazione  tale da avere indotto le autorità, verso la fine degli anni '70, ad adottare profonde modifiche degli strumenti di pianficazione. Ma il caso di Lugano non è paragonabile a nessun altro.
Qui, " il patrimonio costruito e i giardini sottostanno a una pressione che rispetto al resto della Svizzera è eccezionale. Lo sviluppo economico e i guadagni finanziari prevalgono in modo quasi assoluto sulle considerazioni che riguardano alla qualità urbanistica e alla salvaguardia delle risorse storiche. Anche dopo la recente definizione dei beni protetti a livello comunale, che è stata migliorata in modo considerevole grazie alla pressione dell'opinione pubblica, rimane il fatto che il numero dei beni sotto protezione è estremamente limitato se paragonato a quello di una città svizzera francese o tedesca".
E i nuovi edifici non brillano certo per le loro qualità estetiche.
"Il costruito degli ultimi decenni e di oggi, nella sua maggioranza, non risponde alle esigenze minime di uno sviluppo adeguato della città. I volumi sono troppo massicci, troppo alti e soprattutto la qualità architettonica tanto in struttura quanto in facciata non è soddisfacente."
Verrebbe da chiedersi perché. E il perché è che noi ticinesi non siamo sufficientemente consapevoli "dell'importanza della salvaguardia di edifici storici se questi ultimi non sono di carattere sacro". Negli altri cantoni svizzeri la demolizione di Villa Branca e di Villa Galli non sarebbe nemmeno stata presa in considerazione. Anzi! "Tutte e due sarebbero state messe sotto protezione da anni o decenni, le misure necessarie sarebbero state incluse nel piano regolatore e oggi sarebbero in buono stato di conservazione, avrebbero un uso appropriato e sarebbero oggetti di orgoglio tanto per i proprietari quanto per il Cantone".
Il patrimonio è una sorta di archivio storico tridimensionale: a chi mai verrebbe in mente di buttare via un vecchio documento? "Nel suo insieme il patrimonio edificato testimonia della nostra storia; la sua presenza nella nostra vita di ogni giorno ci accompagna, ci dà la sicurezza della costanza. Rappresenta un bene della comunità intera (...) appartiene a noi tutti come ricchezza culturale".
La salvaguardia del costruito non deve limitarsi ai singoli beni, ma estendersi al loro contesto, soprattutto se qualificante per una città a misura d'uomo. Parliamo degli spazi pubblici. Per troppo tempo i pianificatori hanno dimenticato che "i luoghi dove la gente si dà appuntamento, dove ci si incontra per caso, dove sono possibili feste e manifestazioni sono indispensabili per formare e per rinforzare una comunità, specialmente in una democrazia".
E non sono certo i grandi centri commerciali...
Ortica


Clinica Moncucco: due più due fa quattro

Carto Erto,
c'è un dettaglio da non sottovalutare per meglio capire come mai il municipio abbia comunicato alla direzione della clinica Moncucco di volere effettuare "ulteriori approfondimenti di natura giuridica" in merito alla revoca della licenza edilizia decisa lo scorso 7 marzo e annullata appena due settimane dopo. Ti ricordo che dopo aver inizialmente affidato il progetto di Day Hospital all'architetto Pietro Boschetti,  nel 2005 la clinica lo ha estromesso preferendogli Giorgio Giudici, il nostro sindaco-architetto. Quando si dice "essere in buone mani"...!
Ortica

Residenze secondarie: la lungimiranza di Jost Krippendorf

Cara Icchia,
non posso che condividere le considerazioni di Eugenio Foglia (pubblicate tra l'altro sul CdT di oggi) sull'esito - per certi versi sorprendente- della recente votazione sulle residenze secondarie. Un intervento equilibrato che denuncia un malandazzo che va avanti da oltre un trentennio e al quale va attribuita parte della responsabilità di un risultato sul quale nessuno avrebbe scommesso.  Eccolo (le sottolineature sono mie): 

"Si susseguono i commenti sull’esito della votazione sulle residenze secondarie: si passa dalla costernazione per l’esito infelice (non è il mio caso) alla comprensione per la decisione del sovrano (è questo il mio caso). Poi c’è chi, con malcelato senso della vendetta, se la spassa, più che per la vittoria, per la sconfitta degli avversari, rei di avere in passato deturpato irrimediabilmente il paesaggio, di aver solo speculato e di essere la causa di crescenti costi infrastrutturali e dell’aumento degli affitti. Ma dove erano alla fine degli anni settanta questi costernati, i comprensivi e rispettivamente quelli che fanno salti di gioia? Dove erano i politici di allora quando il prof. Jost Krippendorf li rendeva attenti sugli svantaggi e i pericoli di un proliferare di residenze secondarie? Già allora questo esimio professore dell’Università di Berna e direttore dell’Istituto di ricerca sul tempo libero e il turismo organizzava conferenze, pubblicava libri e scriveva articoli sul tema. Egli si esprimeva poi in termini molto critici sul divario sempre più manifesto fra obiettivi e realtà del turismo svizzero e sulle strategie con le quali affrontare il futuro. Al punto “Rapporto fra industria alberghiera e para-alberghiera”, l’obiettivo dichiarato era di raggiungere un miglior equilibrio fra il numero di letti in queste due forme di alloggio. La situazione reale (già allora!), con l’avanzata sfrenata delle residenze secondarie, fu un drastico peggioramento di questo rapporto a sfavore del settore alberghiero, mentre si facevano previsioni di un ulteriore aggravamento. E come si è proseguito? Speculando, cambiando piani regolatori a vantaggio d’immobiliaristi, pianificatori, impresari costruttori per investire nell’industria para-alberghiera e nell’edilizia senza badare molto all’estetica e alla protezione dell’ambiente.
In altre parole si erano fissati degli obiettivi e delle strategie, ma si è fatto il contrario. Si è consentita la distruzione delle fonti primarie di attrazione turistica: il paesaggio (non estensibile) e il patrimonio storico e architettonico. E oggi ci si ritrova con un prodotto turistico in buona parte deteriorato che diventa così sempre più difficile “vendere” agli ospiti.
L’esito della votazione non mi ha quindi sorpreso più di quel tanto: vi è stata una reazione, forse sproporzionata, a una smoderata edilizia. A un eccesso si è risposto con un altro eccesso. Anche il voto del mio comune d’origine, Paradiso, dal territorio martoriato, è stato emotivo ma sintomatico: ha accettato l’iniziativa Weber come dimostrazione d’insofferenza verso il proliferare di edifici di lusso, di residenze secondarie e di un’edilizia divoratrice di verde. E anche il fatto che nel Ticino turistico questa iniziativa abbia raccolto il 46% dei favori la dice lunga sull’indice di gradimento per l’operato della politica nei confronti del territorio.
Tuttavia anche altri, unitamente al prof. Krippendorf, avevano ammonito oltre una trentina di anni fa che si stava esagerando con il permissivismo edilizio, la cementificazione e le residenze secondarie! Anche un nostro scrittore, molti anni or sono, affermò che “in Ticino l’albero che prolifica di più è la gru”.

Ortica


lunedì 26 marzo 2012

Considerazioni invernali

Cara Ortica, ripensando alla triste visione degli alberi secolari (in buona salute) che abbiamo visto sacrificare alla foce del Cassarate a favore di un "progetto" di riqualificazione, che -come sappiamo - spesso è solo bello e funzionale nei modelli 3D presentati per i concorsi, non posso che chinarmi sconsolata ad osservare in città quante piante (soprattutto oleandri) abbiano sofferto molto o non siano sopravvissute a questo inverno che si è manifestato in tutta la sua aggressività in febbraio.
Un altro anno nero per le piante di Lugano.
Icchia

domenica 25 marzo 2012

O forse no?

Leggo l'intervento di Erto Fumagalli in Salviamo i Cedri di via Moncucco a proposito della recente decisione del Municipio di non rilasciare la licenza edilizia al progetto che avrebbe richiesto il sacrificio dei cedri del parco. Lo condivido e lo pubblico integralmente unendomi all'appello rivolto a tutti gli avvocati ... 

"A proposito di abbassare la guardia...
In data 22 marzo 2012 il Municipio di Lugano scrive alla Spettabile Moncucco SA la lettera seguente:
"Ci riferiamo alla nostra risoluzione municipale dello scorso 7 marzo, comunicataVi tramite scritto del 15 marzo 2012, relativa al diniego del rilascio della licenza edilizia relativa all'edificazione di un nuovo stabile amministrativo con autosilo annessi alla Clinica sulla part. no. 1335 sezione Lugano, in via Soldino7.
Al riguardo, Vi informiamo che l'Esecutivo cittadino intende effettuare degli ulteriori approfondimenti di natura giuridica in relazione alla Vostra domanda per l'ottenimento della licenza edilizia sopra menzionata.
Per questo motivo il Municipio di Lugano, nel corso della sua seduta del 21 marzo 2012 ha risolto la revoca della risoluzione municipale del 7 marzo 2012."
Vi ricordo che nel citato scritto del 15 marzo 201 si puo' leggere quanto segue:
"L'opposizione dell'Autorità cantonale, in base all'art. 7 cpv. 21LE è vincolante per il Municipio, il quale è tenuto a respingere la domanda di costruzione facendo proprie le motivazioni del Dipartimento del Territorio".
Quindi, cosa sta facendo il Municipio di Lugano con la lettera del 22 marzo 2012? Non starà trasgredendo una disposizione cantonale vincolante contro la quale è comunque possibile fare ricorso al Consiglio di stato?
Ora la Moncucco SA rappresentata dall'Avv.Renzo Respini, deve sottostare all'Autorità cantonale, del quale parere è al corrente visto che il Municipio di Lugano glielo ha comunicato, o deve far finta che nulla sia successo?
Mi appello a tutti gli avvocati per risolvere questo enigma giuridico.
Buona serata.
Manca poco alle elezioni comunali!"
Erto, rimaniamo ... all'erta!
Ortica