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venerdì 11 marzo 2016

Claudio Ferrata e il lago Ceresio: plaidoyer per la contemplazione



Nei giorni scorsi mi sono imbattuta in un bel articolo di Claudio Ferrata apparso sul Corriere del Ticino. Il titolo era "Il lago Ceresio: contemplazione o offshore?".  Il contributo merita una riflessione poichè affronta il problema spinoso di cosa si intenda per valorizzazione del nostro patrimonio paesaggistico e, di riflesso, le scelte che gli operatori turistici sono chiamati a fare. Per lungo tempo Lugano ha vissuto di un turismo attratto dalle sue bellezze naturali e -aggiungiamo noi- da quelle di un'architettura ancora preservata. Oggi Lugano cerca affannosamente di risalire la china offrendosi come contenitore di eventi suscettibili - stando ai promotori - di rilanciare un turismo asfittico, senza rendersi conto che la strada imboccata da oltre un decennio a questa parte è la principale causa del suo declino. Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso, verrebbe da dire: la bellezza del paesaggio è ormai un lontano ricordo. Deturpata dalla bulimia edificatrice, la Lugano di un tempo è ormai l'ombra di sé stessa. A nulla o poco serve investire in eventi che contribuiscono ad aumentare traffico, inquinamento e turismo di massa anziché puntare sulla riqualifica del territorio. Discorso da dietrologi, diranno alcuni. Ma la dietrologia è forse quella di chi rincorre, scimmiottando altri lidi, facili soluzioni che durano lo spazio di qualche giorno. Di seguito, la versione integrale del contributo di Claudio Ferrata.
Ortica

 

"Di passaggio nel borgo di Lugano nell’agosto del 1932, lo scrittore francese François-René de Chateaubriand compì un lungo giro in barca nel golfo lasciandosi incantare dalle meraviglie del lago di quella «piccola cittadina dall’aspetto italiano». Questo non è che uno dei tanti esempi che testimoniano dell’apprezzamento delle acque del Ceresio che venivano assimilate alla calma, a un rapporto con la natura, alla contemplazione del paesaggio. Proprio per queste caratteristiche la cittadina del Ceresio era apprezzata da una numerosa clientela: la valorizzazione della dimensione lacustre aveva permesso a una piccola località come Lugano di inserirsi con una certa facilità nel circuito del nascente turismo internazionale. Nel medesimo periodo, precisamente nel 1925, Hermann Hesse, che già risiedeva a Montagnola e che si era innamorato del paesaggio del sud del Ticino, pubblicava il suo racconto dedicato a quella che chiamava «la città per stranieri al sud» nel quale, pur manifestando il suo attaccamento per la regione e considerando Lugano come una sorta di «città ideale», incitava i suoi abitanti a mantenere quegli elementi che rendevano attrattivi e unici i suoi paesaggi.

Cito questi due autori perché la stampa ci ha recentemente informato che ai numerosi «eventi» che vengono organizzati nella nostra città se ne aggiungerà uno nuovo, che coinvolge direttamente le acque del golfo. Infatti, a inizio giugno, Lugano ospiterà una tappa del campionato mondiale di motonautica offshore con catamarani XCat (extreme catamaran).

Nel corso della gara, queste formule 1 degli specchi d’acqua percorreranno 20 volte un anello che le porterà dalla foce del Cassarate sino a Caprino, poi a Paradiso e da Paradiso di nuovo verso la foce. I motori di 400 cavalli che permettono a queste imbarcazioni di raggiungere i 200 km/h, produrranno notevoli emissioni sonore e l’intero golfo sarà inagibile per il periodo delle prove e della gara. La nuova, e tanto apprezzata, sistemazione della foce del Cassarate, progettata pensando al rapporto armonioso con l’acqua, ospiterà alcune strutture di questa manifestazione (servizi tecnici, torre di controllo e «palco vip»).

Si prospetta quindi un uso del lago ben diverso rispetto a quello dei pescatori, dei canottieri e dei canoisti, dei velisti, dei turisti da diporto che del lago apprezzano, oltre all’aspetto sportivo, la calma, i riflessi e i colori delle acque, la dimensione estetica.

Davanti a questo attivismo del pubblico e del privato nell’autorizzare e organizzare manifestazioni di questo genere (si pensi al «Rombo day» o al circuito della «Formula E», progetto che ha fatto discutere e che al momento è sospeso) che occupano la città in modo invasivo e poco rispettoso delle identità locali e paesaggistiche, occorrerebbe domandarsi se eventi di questo genere siano opportuni e non siano controproducenti. Permettono veramente di risolvere i problemi che vive il turismo nel nostro paese? Rappresentano veramente ciò di cui è alla ricerca il turista che ci visita? Questo non preferirebbe piuttosto ritrovare alcuni tratti di quella cittadina tanto apprezzata dai visitatori del secolo scorso di cui facciamo tutto il possibile per cancellare anche le ultime tracce? Siamo sicuri che adottare il modello di sviluppo di Montecarlo o di Dubai sia veramente la migliore operazione che si possa fare per la nostra città? Le acque del lago costituiscono una grande risorsa per la città. Dovremmo allora valorizzare le qualità del nostro paesaggio in modo rispettoso e recuperare e aggiornare quel «senso del lago» che tanto era apprezzato dai viaggiatori e turisti che avevano fatto di Lugano la loro meta di elezione. Lasciamo scelte come quella della motonautica offshore ai Paesi del Golfo – dai quali questa manifestazione proviene – che adottano modelli di sviluppo «globalizzati» e non proprio sostenibili." 

giovedì 10 marzo 2016

Alberi e patrimonio a rischio: appuntamenti da non perdere


Riceviamo  e pubblichiamo volentieri una serie di appuntamenti dedicati alla tutela dei nostri alberi , del nostro patrimonio e del nostro ambiente. Segnateveli.
Iniziamo con il primo. In calendario l'11 marzo (ore 20'00) all'Auditorio dell'USI vedrà protagonista Maurizio Pallante, fondatore della decrescita felice. A Lugano presenterà il suo nuovo libro "Destra e sinistra addio".
Sabato 19 marzo Nicola Schoenberger, biologo, propone un trekking urbano dedicato alla scoperta degli alberi monumentali -quei pochi rimasti, aggiungo io- di Lugano. L'appuntamento, e come poteva essere altrimenti, è alle 14'00 presso la sequoia gigante di Riva Caccia, davanti a Villa Malpensata.
Mercoledì 23 marzo, sempre all'auditorio dell'USI, sarà la volta della conferenza "una città senz'alberi è morta", di Daniele Zanzi, agronomo e esperto di arboricoltura urbana che parlerà di esperienze e obbiettivi della gestione conservativa degli alberi urbani. Inizio alle ore 20'00.
Per concludere in bellezza, sabato 26 marzo alle 14'00 si parte alla scoperta degli edifici a rischio di demolizione, altro trekking urbano guidato dall'architetto Benedetto Antonini che metterà in evidenza come la scomparsa del patrimonio architettonico di una città vada di pari passo con il rischio di perdita di identità da parte dei cittadini che la abitano. L'appuntamento è per le 14'00 al Piazzale di Besso, dove è in corso di demolizione due vecchi edifici (nonostante l'ISOS: ne abbiamo parlato). 
Rimgraziamo Melitta Jalkanen per le segnalazioni!

Ortica

mercoledì 2 marzo 2016

Villino Lüthi a Montarina: il Cds bacchetta Lugano e revoca la licenza di costruzione

Tra ricorsi e controricorsi, si è protratta per oltre due anni la vertenza per il restauro di Villa Lüthi - bene protetto d'interesse cantonale nel quartiere di Montarina - e per l'edificazione sul mappale adiacente di una nuova costruzione. Ma lo scorso gennaio, il Consiglio di stato vi ha messo fine revocando la licenza accordata dal Municipio di Lugano nonostante la lunga serie di inosservanze e di carenze del progetto. La decisione del Comune - ha sentenziato - "ha violato il diritto, in quanto costitutiva di un eccesso negativo di potere". Il Governo ha inoltre bacchettato il Municipio che sosteneva l'inapplicabilità dell'ISOS "perché il PR di Lugano non lo ha ancora recepito": una sentenza che pesa come un macigno dopo la recente demolizione, sul piazzale di Besso, di edifici protetti dall'Inventario federale.  

immagine STAN

La decisione con la quale il Consiglio di stato ha accolto il ricorso della Società ticinese per l'arte e la natura - che ha pubblicato integralmente la sentenza- fa stato di una lunga lista di inadempienze rilevate nella domanda di costruzione:  dalla carenza di informazioni per il computo dell'area verde, al mancato rispetto delle distanze dal confine e tra gli edifici passando per la mancata attenzione alla tutela del giardino. In particolare, il progetto prevedeva la sostituzione delle piante esistenti (alberi d'alto fusto) nonostante il loro dissodamento sottostia all'obbligo di una richiesta di autorizzazione. Richiesta, tuttavia, che non era stata inoltrata.

Altra lacuna e non da poco: il progetto non rispettava il principio dell'inserimento armonioso nello spazio circostante, principio ancorato nella nuova Legge sullo sviluppo territoriale: "Nella misura in cui non ha applicato l'art. 109 cpv 2 Lst, il Comune non ha fatto uso della latitudine di giudizio né dell'apprezzamento conferitogli dalla predetta norma. La decisione del Municipio viola così il diritto, in quanto costitutiva di un eccesso negativo di potere".   

Dulcis in fondo: stando alla Commissione federale dei monumenti storici nella tutela di un bene protetto, il contesto è parte essenziale del monumento. E nel caso specifico, questo contesto è giustappunto tutelato dall'Inventario federale ISOS.  Ne consegue che nel perimetro di rispetto non sono ammessi interventi suscettibili di  compromettere la conservazione o la valorizzazione del bene protetto. Per il quartiere di  Montarina, l'Inventario federale ISOS impone "una conservazione integrale di tutti gli edifici, parti dell'impianto e degli spazi liberi: l'eliminazione di elementi perturbanti nonché il divieto di demolizione e di nuove edificazioni e l'attuazione di norme rigorose per i rifacimenti".  Più chiaro di così. Ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere.

Ortica

mercoledì 24 febbraio 2016

Mendrisio: graziata Villa Andreoli


Se Besso piange, Mendrisio ride.  Villa Andreoli a Mendrisio, uno degli ultimi esempi superstiti di architettura Liberty in Ticino, potrà continuare a fungere da testimonianza di un movimento che ebbe una breve diffusione anche nel nostro Cantone.
immagine tratta da L'Informatore
Due anni fa, la sua paventata demolizione aveva suscitato l'opposizione dei Verdi e della Società per l'Arte e la Natura che, in quell'occasione, aveva sottolineato come per l'ISOS l'edificio fosse meritevole del massimo obiettivo di salvaguardia. E se l'intervento congiunto di Verdi e STAN ha convinto il Consiglio di stato a preservare Villa Andreoli scongiurando la scomparsa di questa rara testimonianza del periodo Liberty in Ticino, lo storico edificio ora si prende la sua bella rivincita e sarà restaurato. Senza contare che Villa Andreoli ha una storia che ne fa parte integrante della memoria collettiva del magnifico borgo. Infatti, forse non tutti sanno che nel 1915 divenne la sede ufficiale della Croce Rossa di Mendrisio, come ho scoperto nell'articolo del  7 novembre 2014 apparso sull'Informatore.
Ortica

Ruspe al piazzale di Besso: politici al traino



Lascia l'amaro in bocca la demolizione dell'immobile di inizio Novecento sul Piazzale di Besso, oggetto, neanche una ventina di giorni fa, di una interpellanza interpartitica firmata da ben 34 consiglieri comunali di Lugano.

Immagine da La Regione
Lascia l'amaro in bocca constatare, una volta di più, l'incapacità dei politici di tutelare tempestivamente un patrimonio sempre più esiguo; constatare come spesso e volentieri la società civile funga da traino a chi dovrebbe essere invece in prima linea nel salvaguardare quel poco che resta; constatare il dispregio, da parte degli speculatori, dell'Inventario federale ISOS per il quale l'edificio meritava l'obbiettivo di salvaguardia completa. Rimangono più che mai attuali e legittime le domande che mi ero posta lo scorso 9 febbraio: come è stato possibile il rilascio di una licenza edilizia a fronte del carattere vincolante dell'ISOS? Forse le autorità preposte non erano al corrente dell'esistenza di tale inventario? O forse non erano al corrente del suo carattere vincolante? E se lo erano, come giustificare l'avere rilasciato il permesso di demolizione?

Ortica

martedì 9 febbraio 2016

Demolizioni al piazzale di Besso: e il rispetto dell'ISOS?


Ancora una volta ad essere al centro dell'attenzione è la speculazione immobiliare che, poco a poco ma sempre più voracemente, sta snaturando i nostri quartieri. Ultimo in ordine di tempo, quello di Besso dove - nell'ambito del rifacimento della stazione- è prevista la demolizione di tre case che costituiscono il fronte più antico dell'omonimo piazzale.  Sul caso, lo scorso 5 febbraio, è stata presentata un'interpellanza interpartitica sottoscritta da ben 34 consiglieri comunali. Ma ancora una volta, la politica, impotente, è messa davanti al fatto compiuto. Eppure, la licenza edilizia concessa va a toccare due case di cui una, con la facciata interamente decorata, è addirittura menzionata nel volume "Decorazioni pittoriche del Luganese". Gli edifici non sono protetti dall'inventario dei beni culturali, tuttavia, per le due case dei primo Novecento, l'ISOS prevede l'obbiettivo di salvaguardia completa per quella centrale con la facciata decorata e la salvaguardia limitata per quella d'angolo con via Borromini.
E qui sta il nodo della questione: come è stato possibile rilasciare una licenza edilizia? Due le possibilità: o le autorità preposte al suo rilascio non erano al corrente del carattere vincolante dell'Inventario federale  -e la cosa è grave - oppure se ne sono fatte allegramente un baffo - e la cosa è ancora più grave-.  Il carattere vincolante dell'ISOS deriva sia dalla famosa sentenza del Tribunale federale sia  dal suo inserimento nel PD.  L'obbligo di rispetto dell'Inventario è tra l'altro un punto cardine dell'iniziativa STAN che - accettata in larga misura dall'elettorato nel dicembre 2014 - prevede entro sei mesi dalla sua accettazione l'allestimento di un elenco provvisorio di beni da tutelare da assimilare una zona di pianificazione (art. 27 LPT) della durata di cinque anni e prorogabile secondo la legge. E in tale elenco provvisorio vanno iscritti anche i comparti edificati e non edificati censiti dall'ISOS. Cosa risponderà il lodevole Municipio agli autori dell'interpellanza e ai cittadini che hanno votato a favore dell'iniziativa e dell'applicazione dei suoi postulati?
Ortica

venerdì 5 febbraio 2016

Heiner Hodel, Villa Argentina e il degrado del verde urbano


"Per creare il futuro bisogna guardare al passato": a dirlo, guarda caso, non è un becero nostalgico passatista, bensì Heiner Rodel, architetto del paesaggio responsabile dell'elenco dei giardini storici ICOMOS-FSAP per il canton Ticino.  A Rodel, che lo scorso anno ha aderito al Comitato internazionale per il Parco letterario Hermann Hesse,  è stato commissionato un progetto per il recupero dell'integralità del parco storico della villa da parte del Comitato Parco di Villa Argentina, da anni in prima linea per la sua tutela. Ed è nel corso di una recente intervista a "Ticino Welcome" che il  presidente della sezione ticinese della Federazione svizzera degli architetti del paesaggio (FSAP)  ne ha ribadito l'importanza, poiché ai suoi occhi  è un insieme di notevole valore culturale: "Oltre alla testimonianza culturale della villa vi sono elementi del parco intimamente legati a questo edificio (...) tutti questi elementi sono importanti testimonianze di grande valore culturale, degne di essere restaurate e conservate. Nel parco di Villa Argentina convivono elementi caratteristici dei giardini sia all'italiana sia all'inglese, la cui moda fu tramandata durante tutta la seconda metà del XIX secolo".


dal blog ParcodiVillaArgentina
Il rispetto della storicità del luogo abbinato alla valorizzazione dei suoi contenuti culturali hanno dunque guidato Heiner Rodel: per l'architetto, infatti, "la formazione dell'architetto del paesaggio è votata al rispetto dei luoghi, della storia, delle tradizioni locali e dell'ambiente (...)" "nel rispetto totale del passato". Purtroppo, la forte urbanizzazione degli ultimi decenni, la speculazione edilizia e la conseguente penuria di superfici libere, rendono difficilmente attuabile la messa in pratica di quello che dovrebbe essere lo spirito della professione. Per Rodel sono necessarie strategie offensive che coinvolgano le autorità e i professionisti attivi nella pianificazione del paesaggio:  strategie volte alla rinascita di una cultura del verde urbano, alla rivalutazione del paesaggio degli spazi pubblici aperti e alla conservazione dei giardini storici, pubblici e privati. E qui l'affondo: il degrado del verde urbano si legge ovunque. "Le alberature dei viali hanno fatto spazio a nuove corsie di scorrimento", in ambito privato "giardini, siepe e alberature hanno fatto posto a parcheggi e garage. In un contesto così degradato, appare allora evidente un obbligo nei confronti delle generazioni future".  

Obbligo che passa da una vera e propria inversione di rotta alimentata da un profondo cambiamento culturale che coinvolga tutti in prima persona. Ma "lo scontro tra interessi culturali condivisi e opportunità economiche effimere impedisce la presa di adeguate decisioni dettate da questa nuova sensibilità". Eppure segnali inequivocabili giungono dalla popolazione, sempre più consapevole dell'importanza di salvaguardare quel poco di verde che ancora rimane: lo testimomia l'indignazione di fronte al recente taglio, a Lugano,  di 26 ippocastani sani lungo il fiume Cassarate. Indignazione che si è coagulata nel neocostituito "Libero movimento civile cittadini Nuova Lugano/stop taglio alberi". Pronto, di fronte all'albericidio in corso, a costituirsi parte civile per i danni "avvenuti e futuri". Tagli incomprensibili a fronte dell'auspicio di un professionista che si batte per la preservazione del verde pubblico di mantenere e rivalutare alberi e giardini ancora esistenti. D'altronde, annota Rodel, "se si vogliono creare nuovi parchi e giardini pubblici nel tessuto urbano del Cantone, bisogna partire dai parchi sopravvissuti delle vecchie ville. Il vero strumento per salvare queste oasi verdi ancora esistenti è costituito dai piani regolatori comunali e dalle schede del Piano Direttore Cantonale; ciò vuol dire che le autorità hanno il compito di pianificare e salvaguardare". Non aggiungo altro.


Ortica