SEGNALATE I LUOGHI DEL CUORE E DELLA PANCIA

QUALE LUOGO AMATE E QUALE DETESTATE? COSA SUSCITA IN VOI? SEGNALATELO CON SCRITTI, FOTO, COMMENTI, FATELO IN MODO ANONIMO, CON UNO PSEUDONIMO O CON IL VOSTRO VERO NOME MA PARTECIPATE AL SONDAGGIO DI SALVIAMO IL SALVABILE!
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martedì 21 giugno 2011

... decontestualizzazione "mon amour"

Cara Ortica,
non immagini quanto sia dura la visione del povero roccolo con l'altrettanto sofferente faggio solitario abbandonati nella landa sabbiosa e terrosa del cantiere di Canobbio. Mi auguro che il faggio sopravviva al caldo dell'estate...ha già infatti patito nella sua bellezza i primi caldi di aprile...
Non sono gli unici esempi di scempio decontestuale. 
Se si amputano delle realtà tali da compromettere il senso di un edificio... tanto vale buttare giù tutto.
La mia è chiaramente una provocazione che però vuol portare a riflettere. 
Cosa fa la bellezza di un edifico, di un quartiere, di una città? L'atmosfera che riesce a (ri)creare.
E sono le atmosfere che stiamo perdendo. 
... in centro città ci sono dei luoghi che sono stati risparmiati dalla demolizione, ma che hanno perso tutto il loro charme. È come se avessero, in fin dei conti, demolito tutto... anzi peggio!
Non ci serve a niente preservare qualche cosa, tenendoci la coscienza pulita per averlo fatto. Ci serve sapere il perché lo si è fatto.
Icchia

venerdì 17 giugno 2011

Il roccolo e l'articolo 22

Cara Icchia,
ti ricordi ancora del roccolo solitario di Canobbio di cui ti avevo parlato tempo fa? Quel roccolo-torretta è tutelato. Ma attorno a questo bene protetto localmente è stata fatta tabula rasa in vista di una nuova edificazione. Un bene tutelato, ma completamente decontestualizzato... Eppure, la Legge sulla protezione dei beni culturali del 1997 raccomanda un perimetro di rispetto attorno ai beni tutelati. L'articolo 22 della legge recita: 

"1 Salvo disposizione contraria, la protezione di un bene culturale si estende all’oggetto nel suo insieme, in tutte le sue parti e strutture interne ed esterne.
2 Se le circostanze lo esigono, nelle adiacenze del bene protetto è da delimitare un perimetro di rispetto entro il quale non sono ammessi interventi suscettibili di compromettere la conservazione o la valorizzazione del bene protetto.
1) Cpv. modificato dalla L 16.10.2006; in vigore dal 15.12.2006 - BU 2006, 515."   

Ebbene, chissà se attorno al nostro roccolo solitario, sempre più solo e meditabondo, i progettisti hanno previsto l'osservanza di un perimetro di rispetto? Ho chiesto lumi a Benedetto Antonini, architetto e urbanista, già direttore della divisione della pianificazione territoriale del Canton Ticino e docente presso Polis Maker. Il perimetro di rispetto, visto che è un bene tutelato localmente, deve essere stabilito dall'autorità comunale la quale deve vegliare al fatto che il progetto in questione salvaguardi la dignità del bene, in altre parole i valori storico-artistici che he hanno determinato la protezione.



"Un roccolo -sottolinea ancora Antonini-  è un edificio che per sua natura dev'essere visibile da lontano nonché dall'alto ed essere relativamente lontano dalle case, poiché dal roccolo si usava sparare agli uccelli da passo".
Se non c'è perimetro di rispetto, "significa che l'autorità non ha adempiuto completamente ai suoi compiti" e "se ci fosse stata negligenza da parte delle autorità  cantonale e o comunale"  -in questo caso comunale- " la domanda di costruzione potrebbe essere impugnata, anche se probabilmente in modo tardivo". Il che "potrebbe però portare i promotori -nel caso avessero fretta di realizzare- a negoziare una variante di progetto più rispettosa dei retaggio storico del luogo".
Ortica

giovedì 16 giugno 2011

Giordano Macchi, Villa Elisa e SIS

Cara Icchia,
per la Commissione della pianificazione, Villa Elisa e una trentina di altri edifici vanno reintegrati nella Variante Beni culturali: che soddisfazione per chi si è battuto per la salvaguardia degli edifici di pregio storico, architettonico e artistico di Lugano! Penso a Giordano Macchi in primis, ma non solo. Autore -con Cristina Zanini Barzaghi- dell'interrogazione per la salvaguardia di Villa Elisa e, nel 2006, di Villa Olga, in questi anni Macchi si è esposto in prima persona a difesa del patrimonio architettonico della città. Sulla coraggiosa decisione dei relatori del rapporto commissionale -Raffaella Martinelli e Giovanni Bolzani- di reintegrare Villa Elisa e altri edifici stralciati dall'elenco di beni da tutelare, ci ha inviato queste sue considerazioni:

"Il sentimento della base si sta trasformando in volontà dei politici:  movimenti di cittadini per il Parco di Moncucco, Salviamo il Salvabile, e molti altri, da soli o in gruppi, hanno contestato e contestano una Città che troppe volte ha con facilità cancellato il proprio passato architettonico per lasciar spazio a progetti speculativi. Ora, dopo anni, arriva il Rapporto della Commissione della Pianificazione della Città di Lugano che non si accontenta della già buona proposta municipale, ma vuole proteggere il numero massimo di edifici secondo gli studi attuali e avviare ricerche per proteggere eventualmente altri oggetti ed estendere il principio anche ai quartieri aggregati. Manca il voto in Consiglio Comunale, che si spera per fine giugno. Un rapporto così coraggioso e gli sviluppi che ne seguiranno, non sarebbe stato possibile senza questi movimenti spontanei, che hanno portato al centro dell’attenzione un tema dimenticato per anni. Grazie a SIS e a tutti gli atri che si sono impegnati in questa causa. Continuate così, perché il lavoro non è finito.
Giordano Macchi, Consigliere Comunale PLR"
Ortica

mercoledì 15 giugno 2011

I tre concetti di Dacia Maraini

Cara Icchia,
è anche nelle sue prese di posizione sul paesaggio - "il grande malato d'Italia" (e non solo) - che si riflette l'impegno civile di Dacia Maraini. Leggevo proprio ieri: "Dovunque ci si volti, si trova che il cemento cresce e diminuiscono l'erba, la terra, l'acqua e in libertà". Quasi, dico io, che la cementificazione sia l'unica via d'uscita alla crisi economica, nell'ottica sorpassata - lo dice Settis - della "retorica dello sviluppo"  promossa da quei cementificatori i quali  - lo dice Maraini - "nella convinzione che ogni filo d'erba costituisca un impedimento al guadagno, non riescono mai a rivolgere uno sguardo verso il futuro". "Le gettate di cemento non risolvono la questione,  anzi l'aggravano", in quanto all'origine di squilibri e disastri ambientali. Il prezzo da pagare? Elevato, poiché i costi ("un mucchio di denaro") vanno a gravare su tutta la comunità. Non solo: "L'equilibrio storico tra popolazione e territorio è già compromesso o sul punto di collassare"  scrive, citando a sua volta Franco La Cecla. Non è così anche da noi? Il rimedio, per Dacia Maraini, sta in tre semplici concetti: meno pretesa di dominio degli uomini sulla natura, meno speculazione, meno voracità.
Ortica

venerdì 10 giugno 2011

Una mozione per i cedri e la vivibilità a Moncucco

Cara Icchia,
tanto tuonò che piovve? La mobilitazione generale per evitare l'abbattimento dei cedri della clinica Moncucco sta sortendo i suoi effetti anche a livello politico. Dopo l'opposizione della Stan e quella di alcuni cittadini, dopo l'appello dei residenti per una revisione del progetto, dopo la petizione -la raccolta di firme è tuttora in corso- lanciata dall'associazione "Salviamo i cedri di Via Moncucco" contro la concessione della licenza edilizia, è scesa in campo anche la consigliera comunale socialista Cristina Zanini Barzaghi. Con altri sette cofirmatari, nei giorni scorsi Cristina Zanini Barzaghi ha inoltrato una mozione che chiede al consiglio comunale di avviare in tempi brevi una variante di PR nel comparto di Moncucco. 
Ortica

martedì 7 giugno 2011

4886 batte 4764

Cara Icchia,
il numero magico per chi si è battuto a favore della rinaturazione della Foce è 4886:
tanti, infatti,  sono stati i sì a favore del dibattuto progetto che, prima e dopo il referendum sfociato nel voto dello scorso fine di settimana, ha fatto scorrere fiumi di inchiostro. Ricordiamo che a suo tempo, i promotori del referendum avevano raccolto  4764 firme.


Ortica

sabato 4 giugno 2011

Lugano è ancora una città "da vivere"?

Cara Ortica,
… e non lo dice solo Furrer!
In questi giorni ho avuto delle lunghe ed arricchenti conversazioni con alcune interessantissime persone preoccupate (o addirittura rassegnate) sulla sorte di Lugano.
Ne è uscito un quadro desolante.
Turisti estranei alla recente realtà locale sono rimasti stupiti dallo scempio perpetrato in questi ultimi anni. Non si lamentano per la proposta culturale, in continuo aumento, ma hanno dei dubbi sull’attrattività che può avere una piccola città come la nostra, senza un vero e proprio nucleo storico conservato con amore.
Di negozi chic, clonati a gogò, se ne trovano a bizzeffe in altre città ben più attrezzate per il genere di clientela che lo apprezza.
E non punterei sulla questione della «piazza finanziaria» in un periodo di insicurezza economica come quello che stiamo vivendo ora.
Uno studioso mi ha invece riferito di aver riletto diversi libri riguardanti la realtà del Sottoceneri degli anni ’50 del secolo scorso, in cui veniva menzionato che la principale fonte di guadagno e la maggiore attrattività per Lugano era il settore turistico. Che cosa rimane di tutto questo ?
Che cosa se ne farà Lugano di stabili anonimi, di altissimo standing e… con il passare del tempo… deserti ?
Lugano è ancora una città « da vivere » ?

Icchia