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mercoledì 24 febbraio 2016

Ruspe al piazzale di Besso: politici al traino



Lascia l'amaro in bocca la demolizione dell'immobile di inizio Novecento sul Piazzale di Besso, oggetto, neanche una ventina di giorni fa, di una interpellanza interpartitica firmata da ben 34 consiglieri comunali di Lugano.

Immagine da La Regione
Lascia l'amaro in bocca constatare, una volta di più, l'incapacità dei politici di tutelare tempestivamente un patrimonio sempre più esiguo; constatare come spesso e volentieri la società civile funga da traino a chi dovrebbe essere invece in prima linea nel salvaguardare quel poco che resta; constatare il dispregio, da parte degli speculatori, dell'Inventario federale ISOS per il quale l'edificio meritava l'obbiettivo di salvaguardia completa. Rimangono più che mai attuali e legittime le domande che mi ero posta lo scorso 9 febbraio: come è stato possibile il rilascio di una licenza edilizia a fronte del carattere vincolante dell'ISOS? Forse le autorità preposte non erano al corrente dell'esistenza di tale inventario? O forse non erano al corrente del suo carattere vincolante? E se lo erano, come giustificare l'avere rilasciato il permesso di demolizione?

Ortica

martedì 9 febbraio 2016

Demolizioni al piazzale di Besso: e il rispetto dell'ISOS?


Ancora una volta ad essere al centro dell'attenzione è la speculazione immobiliare che, poco a poco ma sempre più voracemente, sta snaturando i nostri quartieri. Ultimo in ordine di tempo, quello di Besso dove - nell'ambito del rifacimento della stazione- è prevista la demolizione di tre case che costituiscono il fronte più antico dell'omonimo piazzale.  Sul caso, lo scorso 5 febbraio, è stata presentata un'interpellanza interpartitica sottoscritta da ben 34 consiglieri comunali. Ma ancora una volta, la politica, impotente, è messa davanti al fatto compiuto. Eppure, la licenza edilizia concessa va a toccare due case di cui una, con la facciata interamente decorata, è addirittura menzionata nel volume "Decorazioni pittoriche del Luganese". Gli edifici non sono protetti dall'inventario dei beni culturali, tuttavia, per le due case dei primo Novecento, l'ISOS prevede l'obbiettivo di salvaguardia completa per quella centrale con la facciata decorata e la salvaguardia limitata per quella d'angolo con via Borromini.
E qui sta il nodo della questione: come è stato possibile rilasciare una licenza edilizia? Due le possibilità: o le autorità preposte al suo rilascio non erano al corrente del carattere vincolante dell'Inventario federale  -e la cosa è grave - oppure se ne sono fatte allegramente un baffo - e la cosa è ancora più grave-.  Il carattere vincolante dell'ISOS deriva sia dalla famosa sentenza del Tribunale federale sia  dal suo inserimento nel PD.  L'obbligo di rispetto dell'Inventario è tra l'altro un punto cardine dell'iniziativa STAN che - accettata in larga misura dall'elettorato nel dicembre 2014 - prevede entro sei mesi dalla sua accettazione l'allestimento di un elenco provvisorio di beni da tutelare da assimilare una zona di pianificazione (art. 27 LPT) della durata di cinque anni e prorogabile secondo la legge. E in tale elenco provvisorio vanno iscritti anche i comparti edificati e non edificati censiti dall'ISOS. Cosa risponderà il lodevole Municipio agli autori dell'interpellanza e ai cittadini che hanno votato a favore dell'iniziativa e dell'applicazione dei suoi postulati?
Ortica

venerdì 5 febbraio 2016

Heiner Hodel, Villa Argentina e il degrado del verde urbano


"Per creare il futuro bisogna guardare al passato": a dirlo, guarda caso, non è un becero nostalgico passatista, bensì Heiner Rodel, architetto del paesaggio responsabile dell'elenco dei giardini storici ICOMOS-FSAP per il canton Ticino.  A Rodel, che lo scorso anno ha aderito al Comitato internazionale per il Parco letterario Hermann Hesse,  è stato commissionato un progetto per il recupero dell'integralità del parco storico della villa da parte del Comitato Parco di Villa Argentina, da anni in prima linea per la sua tutela. Ed è nel corso di una recente intervista a "Ticino Welcome" che il  presidente della sezione ticinese della Federazione svizzera degli architetti del paesaggio (FSAP)  ne ha ribadito l'importanza, poiché ai suoi occhi  è un insieme di notevole valore culturale: "Oltre alla testimonianza culturale della villa vi sono elementi del parco intimamente legati a questo edificio (...) tutti questi elementi sono importanti testimonianze di grande valore culturale, degne di essere restaurate e conservate. Nel parco di Villa Argentina convivono elementi caratteristici dei giardini sia all'italiana sia all'inglese, la cui moda fu tramandata durante tutta la seconda metà del XIX secolo".


dal blog ParcodiVillaArgentina
Il rispetto della storicità del luogo abbinato alla valorizzazione dei suoi contenuti culturali hanno dunque guidato Heiner Rodel: per l'architetto, infatti, "la formazione dell'architetto del paesaggio è votata al rispetto dei luoghi, della storia, delle tradizioni locali e dell'ambiente (...)" "nel rispetto totale del passato". Purtroppo, la forte urbanizzazione degli ultimi decenni, la speculazione edilizia e la conseguente penuria di superfici libere, rendono difficilmente attuabile la messa in pratica di quello che dovrebbe essere lo spirito della professione. Per Rodel sono necessarie strategie offensive che coinvolgano le autorità e i professionisti attivi nella pianificazione del paesaggio:  strategie volte alla rinascita di una cultura del verde urbano, alla rivalutazione del paesaggio degli spazi pubblici aperti e alla conservazione dei giardini storici, pubblici e privati. E qui l'affondo: il degrado del verde urbano si legge ovunque. "Le alberature dei viali hanno fatto spazio a nuove corsie di scorrimento", in ambito privato "giardini, siepe e alberature hanno fatto posto a parcheggi e garage. In un contesto così degradato, appare allora evidente un obbligo nei confronti delle generazioni future".  

Obbligo che passa da una vera e propria inversione di rotta alimentata da un profondo cambiamento culturale che coinvolga tutti in prima persona. Ma "lo scontro tra interessi culturali condivisi e opportunità economiche effimere impedisce la presa di adeguate decisioni dettate da questa nuova sensibilità". Eppure segnali inequivocabili giungono dalla popolazione, sempre più consapevole dell'importanza di salvaguardare quel poco di verde che ancora rimane: lo testimomia l'indignazione di fronte al recente taglio, a Lugano,  di 26 ippocastani sani lungo il fiume Cassarate. Indignazione che si è coagulata nel neocostituito "Libero movimento civile cittadini Nuova Lugano/stop taglio alberi". Pronto, di fronte all'albericidio in corso, a costituirsi parte civile per i danni "avvenuti e futuri". Tagli incomprensibili a fronte dell'auspicio di un professionista che si batte per la preservazione del verde pubblico di mantenere e rivalutare alberi e giardini ancora esistenti. D'altronde, annota Rodel, "se si vogliono creare nuovi parchi e giardini pubblici nel tessuto urbano del Cantone, bisogna partire dai parchi sopravvissuti delle vecchie ville. Il vero strumento per salvare queste oasi verdi ancora esistenti è costituito dai piani regolatori comunali e dalle schede del Piano Direttore Cantonale; ciò vuol dire che le autorità hanno il compito di pianificare e salvaguardare". Non aggiungo altro.


Ortica

lunedì 30 novembre 2015

8 dicembre: giornata delle associazioni attive per la tutela del territorio

Segnalo con piacere che anche quest'anno l'8 dicembre si terrà la tradizione riunione annuale delle associazioni attive in Ticino a favore del territorio. La giornata si terrà alle ore 16'00 presso l'azienda agricola la Colombera di S. Antonino e avrà quale ospite l'associazione www.rivespubliques.ch che affronterà il tema del potenziale lancio di un'iniziativa popolare federale "Rive pubbliche".

Un appuntamento importante per fare il punto sulla situazione della tutela del territorio nel Cantone e per coordinare gli sforzi di tutti coloro che si battono per una protezione più incisiva del nostro patrimonio architettonico e paesaggistico. Per chi fosse interessato al tema proposto dall'associazione ospite segnalo il link  http://www.areaonline.ch/Le-rive-pubbliche-dei-laghi-non-si-muovono-55a511900

Nel corso della giornata, le associazioni dei Cittadini del territorio sottoporranno ai convenuti una proposta di risoluzione con la quale invitano le autorità a
1. servirsi di Internet quale strumento aggiuntivo nell'informazione su progetti, studi, decreti, disegni di legge, atti pianificatori con incidenza territoriale
2. ampliando i tempi di consultazione della popolazione portandoli da 30 a 60 giorni e, per atti di grande mole, a 90.
3. ad adottare nei consigli comunali i piani di indirizzo del PR in modo vincolante e referendabile.

Ortica




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martedì 10 novembre 2015

Parco Hermann Hesse e tre! Presentata una nuova domanda di costruzione

Non c'è due senza tre. I promotori  del progetto immobiliare nell'ex parco di Hermann Hesse a Montagnola hanno inoltrato, per la terza volta, una domanda di costruzione.  Ammirevole l'abnegazione che li caratterizza: due mesi dopo le decisioni del Consiglio di stato, contrarie al progetto, ecco che giunge un'altra variante. Nella sostanza, invariata. "Invariata è anche la sua bruttezza e inutilità" come si può leggere nel blog Salviamo l'ex parco Hermann Hesse.  A nulla sono valse la doppia bocciatura , l'opposizione di buona parte della popolazione, le prese di posizioni di intellettuali e politici scesi in campo con proposte lungimiranti quali la creazione di un parco letterario Hermann Hesse patrimonio dell'umanità allo scopo di valorizzare l'eredità spirituale e culturale del luogo . Cementificazione e sfuttamento da un canto, salvaguardia e valorizzazione dall'altro: due scelte radicali  e inconciliabili. Scegliere da che parte stare, almeno per me, non è difficile.

Ortica

martedì 27 ottobre 2015

Spostare alberi: la formula E di Lugano riuscirà nell'impresa?

E' dei giorni scorsi la notizia secondo la quale per omologare il futuro circuito di formula E si renderebbero necessarie delle modifiche stradali. In concreto, la FIA chiede al comune l'allargamento di un metro e mezzo della carreggiata. Come fare? Spostando gli alberi di Viale Carlo Cattaneo? Una soluzione ventilata con prudenza dal municipio che si riunisce proprio oggi per risolvere ... l'irrisolvibile. Significativa, in proposito, la presa di posizione dei Verdi: "Spostare alberi maturi, mantenendoli in vita è estremamente difficile e costoso. Quindi parlare di spostamento è un modo diplomatico per dire abbattimento".



I verdi hanno perciò esternato le loro preoccupazioni in una lettera inviata al Municipio al quale - oltre ricordare che oltre 2500 persone avevano firmato la petizione "Salviamo gli alberti di Lugano" - ripetono l'invito a rispettare l'impegno preso a suo tempo di sostituire gli ippocastani tagliati, "parte integrante del viale protetto". I verdi non si oppongono al progetto di Formula E, "a patto che non lasci alcuna traccia negativa e permanente in città". "Non è accettabile sacrificare ulteriori alberi sani e maturi togliendoci altro ossigeno per un'unica manifestazione.

Concordiamo.

Ortica

lunedì 26 ottobre 2015

Pubblico integralmente un articolo di Salvatore Settis apparso lo scorso 16 settembre su Repubblica. Il tema della bellezza è caro allo studioso che qui lo affronta però in chiave volutamente provocatoria, intitolando la sua riflessione "Da Venezia al martirio di Palmira la bellezza non salverà il mondo". Leggete e scoprirete perché.
Ortica



LA BELLEZZA come medicina. La invochiamo sempre più spesso, contro la depressione o contro la crisi; ci consoliamo dei nostri mali ripetendo che “la bellezza salverà il mondo” (o l’Italia). Ma esiste una bellezza senza qualificazioni? Di quale bellezza, oggi, avremmo bisogno? La bellezza, si sa, è relativa. Per esempio, per il neosindaco di Venezia il bacino di San Marco è più bello se vi transita una mega-nave come la Divina.

Una nave alta 67 metri, il doppio di Palazzo Ducale, e lunga 333 metri, il doppio di Piazza San Marco. Non sono abbastanza belle, invece, le foto di Gianni Berengo Gardin, che presentano le grandi navi come Mostri a Venezia. Esposte dal Fai a Milano, le foto dovevano andare in mostra anche a Venezia, ma lo ha vietato un diktat del sindaco Brugnaro: i veneziani potranno vedere le foto (“immagine negativa di Venezia”) solo accanto al progetto di un nuovo canale per le mega-navi in Laguna (che sarebbe, dice lui, un’“immagine positiva”). Interessante idea: onde chi volesse fare una mostra fotografica sulla distruzione di Palmira dovrà affiancarla a un’altra con il punto di vista dell’Is; e una mostra di quadri sulla Strage degli innocenti non è ormai pensabile, a Venezia, senza un’altra che illustri le ragioni di Erode. Berengo Gardin è uno dei fotografi più famosi del mondo, e quelle sue foto piacciono a Ilaria Borletti-Buitoni (sottosegretario ai Beni Culturali), piacciono ai molti veneziani che il 6 settembre hanno inscenato a piazza San Marco un flash-mob coprendosi il volto con foto delle grandi navi. Ma il sindaco dice no. Quale bellezza salverà Venezia, quella dei mastodonti che incombono sul Canal Grande o quella delle foto che ne denunciano l’invadenza?

Nel suo impeccabile Liberi servi. Il Grande Inquisitore e l’enigma del potere (Einaudi), Gustavo Zagrebelsky smonta l’uso della frase “La bellezza salverà il mondo” (prelevata da Dostoevskij): essa «è palesemente una sentenza enigmatica, e invece è diventata un luogo comune, una sorta d’invocazione banale e consolatoria, una fuga dai problemi del presente». Nei nostri paesaggi e nelle nostre città, la bellezza non può darci nessuna salvazione in automatico, assolvendoci da ogni responsabilità. Al contrario, la bellezza non salverà nulla e nessuno, se noi non sapremo salvare la bellezza. Come scrive Iosif Brodskij, va evitato ad ogni costo «quel vecchio errore, inseguire la bellezza. Chi vive in Italia dovrebbe sapere che la bellezza non può essere programmata di per sé, anzi è sempre l’effetto secondario di qualcos’altro, spesso volto a fini quanto mai normali». Non fu per un’astratta bellezza, ma in funzione della cittadinanza, del potere o della fede, che si innalzarono palazzi e cattedrali; non fu per provocare estasi estetiche, ma per esprimere, in dialogo con i concittadini, pensieri sulla vita, sul mondo e sul divino, che Michelangelo o Caravaggio posero mano al pennello o allo scalpello. E se le nostre città sono belle (quando ancora lo sono), è perché sorsero per la vita civile, come uno spazio entro il quale lo scambio di esperienze, di culture e di emozioni avviene grazie al luogo e non grazie al prezzo.

Ma la bellezza “preter-intenzionale” delle città è devastata da una mercificazione dello spazio che ruota intorno a due feticci del nostro tempo, il grattacielo con la sua retorica verticale e la megalopoli in indefinita espansione orizzontale. Anche le piccole città “mimano” le megalopoli con quartieri-satellite, autostrade urbane e altri dispositivi di disorientamento. I centri storici si svuotano (il caso di scuola è Venezia), e fronteggiano un triste bivio: ora decadono a ghetto urbano riservato agli emarginati; ora, al contrario, subiscono una gentrification che li svilisce a festosi shopping centers o a enclaves riservate agli abbienti, e da centri di vita si trasformano in aree per il tempo libero, assediate da periferie informi e obese. Il paesaggio urbano diventa così un collage di suburbi, dove la distinzione fra quartieri segna una frontiera fra poveri e benestanti. Spariscono i confini della città (rispetto alla campagna), si moltiplicano i confini nella città. Il “centro storico” diventa un’area residuale, un luogo di conflitti la cui sorte dipende dagli sviluppi o dal ristagnare della speculazione edilizia, dall’andamento delle Borse, dal capriccioso insorgere di bolle immobiliari.

Eppure chi provoca tali devastazioni sbandiera invariabilmente la retorica della bellezza. Come ha scritto Brodskij (e proprio a proposito di Venezia), «tutti hanno qualche mira sulla città. Politici e grandi affaristi specialmente, dato che nulla ha più futuro del denaro. Al punto che il denaro si ritiene sinonimo del futuro e in diritto di determinarlo. Di qui l’abbondanza di frivole proposte sul rilancio della città, la promozione del Veneto a porta dell’Europa centrale, la crescita dell’industria, l’incremento del traffico in Laguna. Tali sciocchezze germogliano regolarmente sulle stesse bocche che blaterano di ecologia, tutela, restauro, beni culturali e quant’altro. Lo scopo di tutto questo è uno solo: lo stupro. Ma siccome nessuno stupratore confessa di esserlo, e meno ancora vuol farsi cogliere sul fatto, ecco che i capaci petti di deputati e commendatori si gonfiano di obiettivi e metafore, alta retorica e fervore lirico» ( Fondamenta degli incurabili, Adelphi).

La bellezza del passato è una perpetua sfida al futuro, scrive Brodskij. Ma la bellezza delle città non è estenuata e vacua forma, è prima di tutto vita civile. Perciò ha ragione papa Francesco a ricordare agli architetti che «non basta la ricerca della bellezza nel progetto, perché ha ancora più valore servire un altro tipo di bellezza: la qualità della vita delle persone, la loro armonia con l’ambiente, l’incontro e l’aiuto reciproco» ( Laudato si’ , § 150). Non c’è bellezza senza consapevolezza verso il passato e verso le generazioni future. La bellezza di cui abbiamo bisogno non è evasione dal presente: non c’è bellezza senza storia, senza una forte responsabilità collettiva.